Un giro attorno al Rosa

Ehi, cosa ne dici di condividere:

In questi giorni di cielo sereno si possono ammirare le nostre Alpi innevate e tra loro lo splendido MONTE ROSA. Così, come ogni volta che vedo questa montagna, rinasce in me il ricordo di una piccola avventura, di un’estate, di momenti magnifici.

Voglio quindi riproporre, a chi vorrà leggerla, la storia di come uno scalcinato gruppetto di otto amici ha pensato di farne un giro completo. E’ un racconto sotto forma di diario ed e’ molto lungo, quindi ho pensato di pubblicarlo un po’ alla volta (sempre che il nostro Edo lo permetta).

Prima di tutto sono necessarie alcune presentazioni. Al “giro del Rosa” parteciparono:

  • Io che scrivo (Nick)
  • Dario (detto SVA)
  • Marco (detto IL PICCOLO)
  • Stefano (detto IL VECCHIO, L’ANZIANO – OLDY)
  • Massimo (MAX)
  • Davide (detto Il BARCHI)
  • Marco (detto IL TENENTE – IL POZZI)
  • Josef (detto LO SKYRUNNER)

Primo Giorno

Bellinzago, Lunedì 09.08.1999

E’ ancora buio quando, caricato lo zaino sulla macchina, mi appresto a passare da Sva.
I brani del film “Balla coi lupi” mi sembrano i più appropriati per intraprendere il viaggio sino ad Alagna, dove avrà inizio la nostra spedizione. Un lampo mi balena nel cervello ancora mezzo addormentato: l’acqua del radiatore! Fortunatamente per la missione, ma sfortunatamente per me, scopro di aver una perdita nel sistema di raffreddamento. Cambio d’auto: ho solo il tempo di scrivere un breve messaggio e saltare sulla macchina di Sva che già sfreccia verso la nostra…

…avventura, verso il MONTE ROSA.

Alagna – rif. Ferrario, Lunedì 09.08.1999

Le due auto giungono al parcheggio ai piedi della funivia. Non c’è in giro anima viva. La quiete del viaggio si trasforma in frenesia non appena scendiamo dai mezzi ed iniziamo gli ultimi preparativi. Mancano solo “quelli” di Omegna per completare il gruppo. Ma dove sono? “In montagna la puntualità è sicurezza” avrà il coraggio di dirmi, poco dopo, il Pozzi…
Il tempo di portare un’auto a monte ed eccoli, ora ci siamo tutti. Come d’accordo ci riuniamo al bar per un’ultima, sostanziosa colazione e, mentre mangiamo, nei nostri sguardi si legge l’euforia per l’impresa. Partiamo in otto: io (Nicolino), Sva, Piccolo, Stefano, Massimo, Josef, Davide e Pozzi. Montiamo sulla funivia ed iniziamo la salita verso punta Indren (3200 mt) e… le nuvole che minacciose la circondano. Foto di rito dopo esserci ben coperti ed eccoci in marcia, ma già le prime difficoltà non tardano ad arrivare.

Il mitico ghiacciaio dell’Indren. “Ho vinto la gara di Bob!”, avrebbe detto Massimo, mentre alla sera, scherzava davanti ad un piatto fumante di pasta nel calore rassicurante del rifugio. La verità è, che dopo un primo scivolone del Piccolo (il quale, rialzatosi aveva il coraggio di fotografare un dibattente Stefano che si dimenava nel tentativo di non precipitare), Massimo, perso il controllo della posizione, scivolava letteralmente sino alla fine della lingua di ghiaccio facendo vivere alla comitiva qualche attimo di terrore. Fortunatamente era stata fatta una corretta valutazione: il tratto, per nulla esposto, ed il relativo attraversamento non comportavano gravi rischi, se non quello di sbucciarsi un po’ le mani e dover risalire un bel tratto prima di poter ricongiungersi al resto del gruppo.

Passata la paura fortunatamente arriva… il peggio: Il VERO Ghiacciaio dell’Indren!!! Imperativo! Bisogna evitare di Cadere! Stefano con coraggio (o imprudenza), Sva, Massimo e Davide con i ramponi, io, Josef e Pozzi armati di piccozza, Il Piccolo con un solo rampone (per non essere bimbo), superiamo gli insidiosi seracchi e giungiamo vivi dall’altra parte (3400 mt). Qui ammiriamo i Gemelli Castore e Polluce prima di iniziare una lenta e lunga discesa su nevaio.
Concedendoci una solo una breve sosta per un frugale pasto giungiamo a Tschaval (1800 mt) da cui, dopo aver riempito le borracce, ripartiamo per superare il colle di Bettaforca (2800 mt). La discesa è stata lunga e faticosa, così solo tre di noi decidono di risalire il passo a piedi: Sva, il Piccolo e Stefano. Gli altri lo raggiungeranno meno temerariamente in seggiovia, ma si sa, siamo ancora all’inizio e le energie vanno risparmiate…
Esce il sole, e dal passo scendiamo su di una facile strada sterrata sino alla quota 2060 del rifugio Ferrario, ovviamente non prima di aver obbligato con la forza il Davide a sostituire le stringhe degli scarponi ormai ridotte ad un groviglio di nodi. Qui prendiamo possesso delle brande.

Dopo una doccia ristoratrice (qualcuno anche in dolce compagnia… peccato che non se ne sia accorto) ci accomodiamo a tavola per un degno pasto e col morale alto scherziamo sulle avventure di giornata, ossia: su quando il Piccolo sbagliava strada e si ritrovava a 150 mt sotto al resto della compagnia; su quando Massimo diceva di non vederci più dalla fatica e poi scopriva di avere gli occhiali appannati per il sudore; su LocomotiSva, che per tutto il giorno guidava la comitiva come se avesse avuto il peperoncino nelle mutande. Mentre mangiamo, due simpatici frugoletti saltellano attorno ad un tavolo in attesa di fare una partita a Monopoli.
Il Pozzi si rivolge al più piccolo e con sguardo cattivo gli intima: “Non si può giocare qui!”, rovinandogli la festa e facendolo scappare dalla mamma quasi in lacrime. A voi il giudizio: bastardo dentro? Domani si parte per il rifugio Teodulo. “Di sicuro si parte. Forse si arriva anche” scherza Massimo mentre prendo gli appunti per documentare l’impresa.

Non sa ancora cosa ci aspetta…

Ehi, cosa ne dici di condividere:
crusadalga
crusadalga
Descriviti... e cambia la tua password!

Autore: crusadalga

Descriviti... e cambia la tua password!

10 pensieri riguardo “Un giro attorno al Rosa”

  1. vedi? siamo tutti qui ad aspettare il prossimo capitolo! io ho ricevuto tuttto via e-mail, ma preferirei che me lo mandassi tu "a rate", semplicemente per il fato che così figurerebbe come un tuo articolo, nulla di più… ma come preferisci tu Nick!

    ma alla fine era pericoloso o no il tragitto sul ghiacciao?

    tra l’altro Il Pozzi ha fatto bene a trattare così i due bambini: è una figata vedere la rezione di un bimbo quando gli dici che una cosa "NON SI PUO’ FARE!" (anche in realtà si potrebbe…)

    lo so, è da bastardi, ma una volta ogni tanto… eh eh eh!

  2. Il ghiacciaio l’abbiamo "preso" nella parte terminale e quindi piuttosto crepacciato. non era nulla di "NO LIMITS" ma i ghiacciai sono sempre pericolosi e infidi. Ripeto: nulla che non potrebbe fare un normale alpinista medio, ma e’ meglio la sicurezza (la dimostrazione che lo scivolone di max non ha avuto conseguenze).

    Ma secondo voi siamo riusciti tutti a chiudere il giro? (Tu edoluz lo sai e quindi non vale)

    Nick

  3. Questo articolo mi ricorda la scena del signore degli anelli parte I quando la compagnia cerca di scalare la montagna innevata e tempestosa… Li i protagonisti si arrendevano alle forze della natura…. e voi!?!?

  4. Sai che hai ragione Lapo? Sembra davvero un pezzettino del "Signore degli anelli"! Il nick lo vedo bene come… uhm… non so… il buon Sam! Gentile, premuroso e fedele compagno di viaggio!

    Io in realtà avrei già qui davanti tutto il diario di questa, chiamiamola, avventura e, volendo, potrei aggiungere io i vari giorni di viaggio… Ma, ripeto, sinceramente preferirei che fossi tu, nick, ad aggiungere gli articoli come tuoi… basta che li mandi, poi ad editarli ci penso io…

    Facciamo andare avanti questo viaggio, no?

Rispondi