A volte ritornano

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Facce. Migliaia di facce che purtroppo non possiamo fotografare. Facce che mi rimarranno come ricordo più bello di questa città. Facce di barboni, disadattati, storpi, mutilati, poliziotti, pazzi, messicani, omosessuali, affaristi, sportivi, negri, indiani, gesuiti, obesi, impomatati. Facce dell’america che più si rappresenta. Nessuno mi potrà pagare queste persone, il loro incontro casuale e le situazioni in cui ci siamo trovati. San Francisco è incredibile. Sotto questo punto di vista è una cassaforte. Ogni cinque minuti c’è qualcuno che ti urla qualcosa dietro. Ci siamo beccati parecchi vaffanculo gratuiti. Ma le ragazze camminano sole senza paura e la gente prende facilmente il vizio di accettare. Alti e bassi, contraddizioni di usi e costumi di una società che fa sognare. Malgrado tutte le critiche che si attira, questo paese conosce davvero la multietinicità. C’è da prenderne atto. Noi ci limitiamo ad approfittare di questo meltin pot, in questi pochi giorni ci passeremo attraverso. Oggi ci siamo alzati in ritardo. La corsa verso il traghetto è stata accompagnata da un tram di Milano. Si, avete capito bene. San Francisco ha in dotazione parecchi automezzi del capoluogo lombardo. Arrivati al Pier 29 (molo di partenza), siamo saliti sul traghetto appena in tempo.  Il tour della fortezza è stato veramente interessante. Quelle celle vuote, quei corridoi lucidi e i ricordi dei detenuti contenuti nelle registrazioni-documentario  sono molto suggestive. Carcere di massima sicurezza. Una prigione per detenuti e guardie, una specie di incubo continuo che ha cessato di esistere verso la metà degli anni 60. Pensare alla libertà ogni tanto fa bene. Pieni di interrogativi siamo rientrati sulla terraferma alla disperata ricerca di un posto per mangiare (il ritardo ci aveva fatto saltare la colazione). La scelta è ricaduta su un ristorante pseudo-italiano, nel quale abbiamo assaggiato pizza e maccheroni a ritmo di musichette meridionali e ever green da italian boy (viva la mamma di bennato in primis). Non paghi, all’uscita, ci siamo diretti nella fabbrica di cioccolato più grande e rinomata d’america: Ghirardelli. Li ci siamo abbuffati di gelato al cioccolato fino a scoppiare. Ripercorrere tutto fisherman’s wharf a piedi è stato arduo ma non avevamo alternative. Tutti i tram erano pieni come i nostri intestini e non si degnavano nemmeno di sostare alla fermata. Attraversata per l’ennesima volta la città, abbiamo acquistato i biglietti per la visita del MOMA e ci siamo entrati. Ora, non è la prima volta che mi capita, ma queste coincidenze mi sbalordiscono. All’ingresso del museo ci siamo trovati davanti le due signore ubriache di ieri sera. Solo una ci ha riconosciuto. Ci siamo fermati a fare due chiaccherere e abbiamo visto l’imbarazzo negli occhi della donna che, il giorno prima, era talmente piena da aver dimenticato tutto. Saluti fatti siamo corsi per le sale, di fretta. Purtroppo siamo entrati troppo tardi e non avevamo molto tempo a disposizione. Picasso, Leichtestein, Pollock, Jhones, Klee, Wharol, Frida, Diego Rivera… Questi alcuni dei nomi in esposizione. Ringraziando una “custode” per avermi dato dell’opera d’arte mentre mi allacciavo una scarpa abbiamo scoperto che rimanevano appena 5 minuti a disposizione. Dopo esserci fatti cacciare fuori per ultimi siamo tornati verso la 7th passando per Howard st. Rientro in Hotel e preparazione, cena saltata. Domani ci attende la macchina e il viaggio verso sud.

Visitati:

Alkatraz

Fisherman Wharf

Ghirardelli

SF moma

Ehi, cosa ne dici di condividere:
lapo
lapo

Un commento su “A volte ritornano”

Rispondi