Magda sapeva volare

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Una piccola luna rischiarava a fatica la piccola via,  spingendosi sino a una piccola casa biancastra su cui era arrampicata quella di Magda. Un piccolo paesino di montagna, un pugno di case l’una sull’altra al cui interno si guadagnavano l’aria piccole viuzze in pietra. Un silenzio surreale tutt’intorno, rotto solo dalle campane che accompagnavano lo scorrere del tempo: Dooong-Doooong. 

Magda, le ginocchia strette al petto e il viso appoggiato su di esse, i piccoli occhi splendenti proiettati verso chissà quali favolosi orizzonti. Sul tavolino accanto alla sua sedia: Pinocchio, il suo libro preferito, l’aveva letto e riletto più e più volte, fatto magie con la fata turchina, sopravvissuta nella pancia della balena, istruito i burattini con Mangiafuoco,ma ancora non aveva subito la trasformazione da pezzo di legno a essere umano. Cantava, a occhi chiusi, non una vera  e propria canzone, si limitava a ripetere parole che le erano di conforto, ossessivamente, dando loro una melodia  e, intanto, sognava. Aida e Fausto, i suoi genitori,affettuosi, pieni di attenzioni, le volevano bene, ma non capivano, ma perchè? Lei non se lo sapeva spiegare. Eppure era tutto così chiaro, semplice, il suo mondo, le sue storie le sue biglie colorate che poteva guardare scorrere per ore e ore e ore: “biglia, biglia, biglia, biglia, biglia, biglia..Biiiiiiiiiiglia biiiiiiiiiiiiiglia..BIGLIA BIGLIA!” Si spaventavano sempre quando incominciava a ripetere quella parola, ma perché non ne percepivano la dolcezza del suono, il sollievo che ne derivava ,anziché soffermarsi alla ripetizione della sua pronuncia? Perché loro non capivano il suo entusiasmo nel vedere rotolare quelle piccole sfere di vetro? come potevano non notare la meraviglia del sole che ci si rifletteva dentro? E la musica che esse suonavano? Perché erano sempre tristi, affaccendati e non si godevano, invece, il dolce tepore del primo sole di primavera, insieme, tutti e tre, su quel balcone affacciato sul mondo. Erano proprio strani quei due teneri genitori, con le loro domande, astruse..e lo erano pure le domande di quegli altri signori che cercavano di dare spiegazioni sempre più fantasiose ai suoi disegni. Lei si limitava a guardarli ,esterrefatta, non capendo cosa d’altro cercassero nella rappresentazione di lei che si copriva sotto l’ombrello durante un giorno di pioggia. E’ un ombrello e serve a ripararsi, non vedono le gocce? Perché non le vedono? Piove tanto e ho preso l’ombrello…cosa c’è d’altro? Cosa? Il mondo degli adulti era troppo complicato: meglio Pinocchio, meglio le sue biglie.  Meglio il suo piccolo mondo ovattato,creato in un giardino splendido dove c’era sempre il sole, e non c’erano faticose salite di pietra che le facevano venire il fiatone. Meglio parlare con Winnie, certo, lui non era affettuoso come i suoi genitori, però sapeva vedere i colori e capiva che se c’erano le gocce una brava bambina doveva stare sotto l’ombrello, e basta. Magda voleva bene alle persone che le stavano intorno, ma loro erano sempre chiuse nelle loro realtà grigio piombo, lei, invece, poteva bucare l’azzurro del cielo e non un solo azzurro perché si sa, i colori sono tanti e il cielo non è sempre uguale, anche se i grandi non se ne accorgevano..probabilmente perché il cielo, loro, non lo guardavano mai. Stavano sempre col muso chino verso terra a macinare chissà quali pensieri apparentemente rivelatori e  e si perdevano il bianco bagliore delle nuvole, e non sapevano che bastava fissarle per trovare in loro cavalieri che lottavano contro i draghi, o coccodrilli piagnoni o tutti sogni dell’universo. Si perdevano tutti i  gialli delle foglie d’autunno che splendevano, scaldando il cuore poco prima della loro morte apparente. Lei no, lei poteva arrivare sino alla cima dell’albero più alto e cullare l’ultimo fiore, poteva accompagnare gli uccellini forieri della Primavera a visitare le bellezze nascoste del suo piccolo, eterno,giardino. Lei non li avrebbe mai capiti i grandi, Magda era sempre felice, ma  spesso vedeva i suoi genitori piangere, abbracciati, sul divano, mentre lei giocava con le sue biglie, spiegando a Winnie i trucchi per farle correre più veloce. Lei li osservava ma senza farsi scoprire, perché sennò loro smettevano di piangere e si dipingevano un tristissimo sorriso istantaneo. Sentiva Mamma Aida disperarsi per quella sorte:una bambina ritardata. Si aggrappava al bavero di Papà e dritto in viso gli chiedeva: “perché è capitato a noi? Siamo forse cattivi?”. Ogni volta che sentiva quelle parole, Magda non poteva fare altro che provare tenerezza per quella donna così bella, così strana, sempre così triste.  Allora si rizzava orgogliosa, e li guardava con tutta la dolcezza del mondo, loro non potevano capire, loro così aggrappati alla terra e alle apparenze: apriva le ali della sua mente e fuggiva via, già, perché Magda a differenza di loro e di noi, sapeva volare.

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Missque
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Autore: Missque

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5 pensieri riguardo “Magda sapeva volare”

  1. Assolutamente elegante e sottile e bellissimo e delicato nel modo di descrivere una situazione come quella di magda. Bravissima, complimenti. un piccolo capolavoro!!! Magda e miss sanno volare.

  2. Tenerezza. E’ la prima parola che m’è venuta in mente. Per Magda che sa volare ma che sente il vuoto e l’incomprensione intorno a sè.

    Ci si sente davvero piccoli davanti a certe descrizioni e storie, noi così persi nel nostro quotidiano così superificiale a volte.

    Siamo noi che ci siamo dimenticati come si fa a volare.

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