Asettico

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Seduta, sulla mia panchina di fronte a questo piccolo stagno. Non ci sono cigni, né rane, questo non ho mai saputo spiegarmelo, ma non importa, non ci sono neanche le foglie cadute degli alberi. 

Sono arrivata qui dopo tanto cercare inutile, dopo tanto ambire senza averne possibilità, né capacità. Qui non c’è mai rumore, tutto è sempre così ovattato, non ci sono grida, né pianti, qui non ci sono cuori che si infrangono contro un mura di intolleranza o contro mura e basta. Qui non ho bisogno di lavorare per vivere, basta farsi bastare quello che il posto offre. Non c’è malinconia, non c’è la frustrazione di sentirsi inadeguati, non c’è la continua competizione con le altre donne per sentirsi migliori o soltanto più belle e meritevoli. Non c’è l’ansia né la paura di rimanere soli. Non c’è neanche il desiderio sessuale, il bisogno di un altro corpo sopra il tuo, dentro il tuo. Qui, non c’è la gioia dello strapparsi i doveri di dosso e buttarsi a capofitto nella follia. Non ci sono bambini che rincorrono un pallone, né che fantasticano su cosa vorranno fare da grandi, qui non si diventa mai grandi. Non c’è la sapienza della senilità, non ci sono ricordi da voler cancellare né da cullare dolcemente negli occhi. Non ci sono i profumi dei fiori, né le api operose, non ci sono i colori che cambiano, ma stabilità e rassegnazione. Non c’è la voglia di voler crescere e provare esperienze nuove. Qui c’è solo il presente che è uguale al passato e identico al futuro. Qui nulla muta, nulla fa paura, qui seduta su questa panchina, io, sono tranquillamente immobile. Qui non c’è nulla a cui aspirare, non si ha mai fame né sete, qui si sta al sicuro. Solo un evento rompe il conosciuto, tutti gli anni, accade sempre nello stesso periodo: Natale. Aspetto le urla dei bambini e il loro corrermi incontro. Vedo i loro sorrisi, e le mani curiose..tengo gli occhi aperti aspettando il piccolo terremoto: non posso chiuderli, né tenermi alla panchina, ma, anche se potessi, sarebbe superfluo perché non posso cadere. Aspetto questo momento, aspetto la neve finta che cade da questa palla di Natale. Qua, nella mia bolla di vetro non succede nulla, il mio cuore di plastica non prova niente, neanche in quell’unico momento. Poi è di nuovo la calma, la neve si posa a terra e tutto è di nuovo asettico, un perenne encefalogramma piatto. La mia vita, di plastica, al sicuro sotto una campana di vetro.

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Missque
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Autore: Missque

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5 pensieri riguardo “Asettico”

  1. Molto molto bello. Il punto di vista di un omino nella palla natalizia, simile a quello di molte persone. Mi è proprio piaciuto malgrado leggere di un ambiente privo di emozioni mi metta incredibilmente a disagio.
    Brava davvero.

  2. Bella Miss..!
    Il pensiero di un’esistenza così vuota mi fa apprezzare di più i dispiaceri.. xkè, come dice il saggio, anke le sofferenze e gli errori sono parte indispensabile di una Vita Vera (con le V maiuscole!)

  3. Pensavo a tutte quelle volte in cui vorrei smettere di pensare,
    smettere di soffrire,smettere di arrabbiarmi o di amare,
    a tutte quelle volte in cui vorrei essere di ghiaccio.
    Pensavo a tutta la paura del futuro, quando il futuro è grigio.

    Pensavo a tutto questo e mi sono sentita mancare l’aria.
    Ho bisogno di emozionarmi, ho bisogno delle mie tristezze,
    ho bisogno del calore di un abbraccio, delle litigate.
    Ho bisogno della luce del sole, ho bisogno del vento quando
    mi taglia la faccia, ho bisogno di sentirmi utile.
    Ho bisogno di piangere, ascoltare la musica, ridere,
    ubriacarmi,fare l’amore, stringerti,
    ho bisogno di perdermi guardando
    un nonno che insegna al nipotino ad andare in bici,
    ho bisogno di leggere e di scrivere, di fare la cretina di parlare senza sosta…
    ho bisogno di tutto questo e anche di più, perché cavolo!
    Amo maledettamente la vita.

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