Questione di vita o di morte

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Mara, non l’aveva mai pensato, eppure ora ne aveva la conferma tra le mani strette sul proprio ventre: non era più sola, né mai lo sarebbe più stata. Nessun pensiero. Rimaneva lì immobile, fuori dal reparto di ginecologia. Sbigottita, spaventata: lei e tu e nessun altro. Il sole pallido d’autunno e il vento villano le aggredivano il viso ma lei non se ne accorgeva annientata dall’impotenza. 

Accanto a lei scorreva la fila delle altre donne in giubilo, già abbellite da una gravidanza, probabilmente anelata, dimenticata e poi finalmente raggiunta. Tutte le altre donne esultavano dell’essere madri, lei ancora non l’aveva realizzato, aveva solo un’unica certezza: tu non avresti mai avuto un padre, piccolo pesciolino nel suo mare, saresti stato solo SUO. “E adesso?” finalmente qualcosa si smuoveva nella sua testa. “Adesso cosa si fa piccolo mio?” Tu eri lì, annidato dentro di lei, barlume di discendenza generato da una stilla di piacere. “E adesso?” Tu era lì e lei già ti amava, detestandoti. Che mistero incredibile la vita, che decisione irresponsabile affidare un suo germoglio a lei, che durava fatica ad aver cura di sé stessa. E tu stesso! Noncurante di tutte le sue imperfezioni, le sue incapacità, tu avevi deciso di stringerti in lei: sicuramente eri un bambino coraggioso. La gravidanza, abitare in 2 il medesimo corpo, legati da un tubicino di carne. La sua aria la tua aria, il suo cibo il tuo cibo, i suo dolori i tuoi dolori? La sua paura sarebbe stata la tua? “Piccino mio mi fai piangere, perché sei arrivato a bucarmi l’esistenza, silenziosamente. Io vorrei averti ma ti temo, perché sono un’egoista, perché penso che già ti amo ma che mi rovinerai la vita. Sei mio, e mio soltanto, io vorrei vederti formato, vorrei stringere le tue manine, vorrei provare quella paura nel prenderti in braccio facendo attenzione a non romperti. Vorrei poterti proteggere ma io non so proteggere me stessa.” Dentro di lei c’era la vita, camminava portandosela appresso, sebbene la Vostra ombra fosse, in realtà un’ombra di morte. Come avrebbe tenuto nascosto della tua esistenza a tuo padre? Sicuramente lui l’avrebbe scoperto e, nella migliore delle ipotesi sarebbe scomparso dalla sua vita, nella peggiore l’avrebbe chiamata per scongiurarla di buttarti via. Avevano affrontato il discorso di te qualche volta, quando di te non c’era ancora traccia, quando eri ancora uno di quei grattacapi che capitano solo agli altri. Il tuo papà rideva, dicendo che se fosse successo sarebbe stato da pazzi tenerti, la tua mamma lo contraddiceva, ma solo per il gusto di colorare di bianco tutte le sue frasi nere e viceversa. Ma ora non era più una lotta per ottenere l’ultima parola, ora tu eri lì e, inerme, attendevi il verdetto. Lui aveva ragione: sarebbe stato da pazzi tenerti. Mamma Mara guardava le sue mani giovani mentre ti accarezzava, mentre si dibatteva tra la vita e la morte: la tua vita e la tua morte. A volte t’immaginava già nato, tra le sue braccia mentre ti porgeva il seno, tu e lei, tu e il tuo bisogno di lei. Sognava i tuoi primi passi, l’emozione nel sentirti pronunciare il suo nome, il suo titolo imperiale: mamma. Sarebbe stata la tua regina, per sempre, la mano protesa che verso la quale ti saresti lanciato per affrontare con le tue gambe incerte il mondo; la spalla sulla quale avresti pianto ogniqualvolta, caduto, avresti perso la fiducia; quel tubicino in carne che vi legava ora, sarebbe rimasto anche dopo reciso, quale vincolo di carne e spirito, lei sarebbe stata la tua certezza nella vita e tu la sua. Ti avrebbe tenuto, già: “Bimbo mio, preparati, ti aspetto” Ti voleva mamma Mara, piccolino, ti voleva disperatamente. Ti voleva al punto da combattere contro tutto e contro tutti, contro la famiglia, gli amici, contro il mondo, contro tuo padre che era il più fermo sostenitore della tua sconvenienza. Tu dovevi andartene. La tua mamma, piccolino ti voleva, ma non era abbastanza forte per credere in tutto l’amore che già provava per te, non aveva ancora abbastanza fiducia per credere nella vita che supera tutto.

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Missque
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Autore: Missque

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3 pensieri riguardo “Questione di vita o di morte”

  1. Un tema di attualità, ricorrente. Vedo che anche tu ti schieri tra quelli che hanno voglia di raccontare anche le cose scomode della vita. E’ spietatamente reale ciò che hai scritto cara Miss…
    Chi decide allora della vita? La mamma? Dare una vita nuova per “rovinarne” una vecchia? Questo il dubbio della ragazza. Giusto usufruire dell’impotenza della creatura per prendere una decisione?
    Molto riflessivo. Ti stimo per aver scritto un racconto simile. Soprattutto per il tuo essere donna e riconoscere un dubbio così scomodo.

    Complimenti

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