Credere fortemente in qualcosa

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Era un specie di setta, ma non aveva niente a che fare con il satanismo. Sembravano preghiere, ma assomigliavano molto di piu a riti wodoo. Semplicemente ci si trovava. Ci si riuniva in cerchio. E si cominciava a ripetere il nome di una persona. Una che magari attirava qualche antipatia. Un mese, forse due, tutte le sere per almeno un ora. Quarantacinque minuti anche. Le orecchie scoppiavano, giu sangue nel collo, i nostri occhi hanno visto parecchie cose brutte.
Inutile dire che non credete in questo tipo di cose.


E poi basta provare, provare per credere.
C’era sempre piu gente, di volta in volta, due o tre persone di piu. Alla fine, quando raggiungemmo il migliaio, ci spostammo in un capannone, lontano da occhi indiscreti, verso la vallata del fiume. Via dalle orecchie innocenti.
I primi adepti li avevamo attirati noi stessi. Ripetendo il loro nome per un tempo che non vi sto a raccontare. Non è magia, o meglio, non è niente di studiato. Ma funziona. Bisogna concentrarsi molto, crederci fino all’ultimo sussurro. Chiudere gli occhi e pensare. Poi ripetere, ripetere, ripetere quello che si ha in mente. Non ha un nome questa tecnica, se tecnica si può chiamare. Ironicamente nessuno ci ha ancora chiamato, siamo noi, semmai, a chiamare gli altri.
Un nome, migliaia di volte. Da migliaia di bocche. Per un tempo costante e un volume nemmeno troppo alto. Basta crederci fortemente. Come quando da piccoli vi dicono di avere speranza e voi pensate che la vostra essenza si catalizzi sullo scorrere degli eventi. Ecco, più o meno così.
E arrivavano da ogni parte, ultimamente. La voce si era sparsa. Intendo la voce invisibile, quella che scappa di bocca in bocca, il pettegolezzo embrionale, il passaparola. Sentivi il rumore di uno sciame di api, con la stessa determinazione e lo stesso spirito di sacrificio. Fuchi fuchi fuchi, un mare di gente che ronzava.
Inizialmente non doveva saperlo nessuno. Il gioco, se così mi permettete di chiamarlo, era partito fra colleghi. Quell’Ettore lo avevamo sistemato per le feste. Quel testardo di un lavoratore. Io e il mio socio. E quell’Ettore che voleva farci le scarpe. Dissi, proviamoci. E così fu. Giù sangue lungo le orecchie.
Fu difficile perchè quell’Ettore non credeva in niente e meno una persona è sensibile, meno si riesce a raggiungerla nel profondo. Pensava a cose concrete, lui. Pensava ai soldi e agli straordinari e alla carriera. Beh a furia di insistere l’abbiamo spuntata noi. Finì che quell’Ettore lo ricoverarono in psichiatria. Allucinazioni diurne.
Diedero la causa all’insonnia. Ma chi c’era secondo voi dietro quel pianto notturno vestito da tormento? Facile a capirsi, non dovremo neanche inculcarvelo nella testa, ci siete presumibilmente arrivati da soli.
Così partimmo, increduli, in un esperimento dietro l’altro. Dopo quel povero Ettore. Prima convincemmo un parroco della sua laicità, poi un ricco di borgata si trasformò incredibilmente nel nuovo San Francesco, poi liberammo un modesto borghesotto dalla sua inattività celebrale, lascio’ moglie e figli andando a fare il travestito, poi guarimmo un malato immaginario e infine inculcammo in un Ebreo talmente tante credenze antisemite, che questo si tatuo’ una svastica sul collo.
Era questione di crederci. Pensare fortemente in qualcosa.
Quando capimmo che la stregoneria, se così mi permettete di chiamarla, funzionava meglio quando il numero di sintonizzati aumentava, non facemmo altro che convincere nuove persone ad unirsi al gruppo. Ovviamente con i mezzi sopracitati. Ci volle tempo si, ma come dicevo, siamo giunti sul migliaio.
Ora anche persona di religione diverse. Ai nostri incontri si trova un po’ tutto, dal musulmano al protestante. Niente sconti di razza o classe sociale. La fede è universale, è denominatore comune a tutti gli esseri umani sensibili. Si tratta solo di risvegliarla.
E il percorso è ancora lungo.
So che non ci credete, anche se ci metterei poco a convircevi, so che siete scettici, ora come ora. Guardatevi in giro, osservate. Vi lasciamo del tempo. Gente che perde inspiegabilmente la testa? E’ normale. E’ colpa nostra, probabilmente..
E il nostro fine?
Sapete dove vogliamo arrivare.
Perche’ tutta questa gente coinvolta, altrimenti?
Si giungera’ in alto, alle radici della fede. Un utopia, probabilmente un utopia. Gia’, non l’ho detto, ma sappiamo tutti che l’avete capito. Un flash negli occhi, un lampo nel cielo, avete paura a pensare quel che sto per dire? Si, parlo di lui, dovete solo aver fede. Non fate finta di niente. Un pensiero tra due virgole. Dio. Forse troppo. Potete arrendervi e chiamarla pazzia. Ma sappiate che qualcuno riuscira’ a rivoltare la la frittata della fede su se stessa, ad incantarla con le sue stesse armi. Qualcuno sara’ stato.
Qualcuno che pensava e credeva fortemente in qualcosa.

Ehi, cosa ne dici di condividere:
lapo
lapo

3 pensieri riguardo “Credere fortemente in qualcosa”

  1. Complimenti Lapo, tanto di cappello, come sempre.
    Davvero complimenti…

    Da dove arriva l’ispirazione per questo pezzo?

  2. Boh… ispirazione… non so. Ragionavo sul modo di esprimere e sentire la fede, che e’ cosa molto umana… mi rendo conto un po’ strano, forse andava anche articolato meglio ma avrei perso in “misticita’ “

Rispondi