Portishead (Milano, 30 Marzo 2008)

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Portishead

Certi momenti li aspetti per tutta una vita.
Certi momenti sono carichi di aspettative, ansie, previsioni, battiti accelerati del cuore.
Certi momenti ti scombussolano l’anima, e il corpo vibra e trema e suda ed eiacula nella sua interezza.
Certi momenti ti raggelano il sangue, ti fanno viaggiare nel tempo e nello spazio e ti fanno capire quanto la vita sia meravigliosa.
Certi momenti li aspetti da tutta una vita, e anche di più.
Certi momenti valgono una vita intera.

Dieci anni. Ieri. Oggi. Portishead. Qui. Adesso.

Indescrivibile. Perché le parole mai potranno far rivivere questi attimi.

Ci sono pochi gruppi o artisti, pochissimi, che riescono a fare quello che hanno fatto loro. E loro hanno scritto la Storia. Circa tredici anni fa il primo disco acquistato, quando nasceva e si espandeva una scena che ha musicalmente sconvolto la vita. Bristol, Massive Attack, Lamb, Tricky e un ragazzino appena quattordicenne che si aggirava in quel reparto alla Ricordi di Milano per cercare nuovi suoni, nuove voci, nuove vibrazioni dell’anima.

Dieci anni fa il concerto di Roseland NYC. Dieci anni fa un libro che si chiudeva per riaprirsi due lustri dopo.

L’Alcatraz è stracolmo, il concerto è comprensibilmente sold-out da mesi. Dentro un’arca di Noè che attende con religiosa venerazione l’ingresso di un mito. Trentenni, quarantenni, gente che non va mai ai concerti ma che questo lo aspettava da dieci anni, eleganti in giacca e cravatta, rasta, i Subsonica intravisti più o meno al completo con un saluto veloce al buon Max Casacci, Bianconi dei Baustelle con i suoi capelli sempre più spettinati, volti già visti di una Milano che respira suoni e notti, canne, doppiopetto, birre, t-shirt, camicie.
Il calore che ha avvolto il gruppo per tutto il concerto è stato immenso, e indistinguibile nonostante quell’arca di Noè.

Entrano quasi di sorpresa, entra Beth. Un boato, un sorriso appena accennato, si comincia.

Pezzi nuovi e vecchi vengono sapientemente miscelati, sono pugni e sono carezze, sono lacrime e sangue, sono orgasmi e baci, sono urla e sospiri.
La voce di Beth è fuori dal mondo, ancora meglio di Roseland, persino meglio di Roseland. Tutto il gruppo è impeccabile dall’inizio alla fine, una fucìna di emozioni senza fine. Pochi gruppi al mondo possono fare quello che fanno loro: è un’orgia di note e bellezza pura.
La cura per gli strumenti, l’amore verso la musica come forma altissima della bellezza di Dio, lo split screen che proiettava sapientemente primi piani e primissimi piani sui volti ma anche sui dettagli di chi stava compiendo quel miracolo: pedali, corde, pad, charleston, la voce di Dio al femminile.

Beth Gibbons è straordinaria: il suo corpo minuto si contorce, si piega, suda, evapora, eiacula, piange, muore, rinasce. Tutto su un microfono e nulla più. Non c’è bisogno d’altro, non c’è bisogno di nient’altro.
L’impressionante sezione ritmica dei nuovi brani esplode dentro l’acustica dell’Alcatraz, rendendo molto più che su disco. I nuovi Portishead raccontano gli incubi del nuovo secolo, e lo fanno con una rabbia e un’oscurità così tagliente che ti uccide.

La dolcezza del passato attenua questi momenti, i brani vecchi rivivono una nuova vita, ancora più intensi di allora. Pelle d’oca e occhi che si gonfiano di lacrime, emozioni e brividi.
Pelle d’oca all’inizio, durante e alla fine di ogni brano. Indescrivibile.

Alcuni passaggi vengono innalzati dal calore e dall’estasi del pubblico, non ci si riesce a trattenere, è troppa l’intensità, è troppo il coinvolgimento, tutto è troppo.

Pelle d’oca. Sesso e amore che ti vengono a chiamare nella mente e su tutto il corpo che vibra, trema, e gode su quelle note.

“Mamma mia”, riuscirò solo a dire alla fine alla mia amica Marilù, che è qui di fianco a me.

Dieci anni. Ieri. Oggi. Portishead. Qui. Adesso.

Fare l’amore dopo un concerto del genere, con la persona che ti ama, è gioia pura. È Vita che ti scorre nelle vene e sulla pelle. È Vita nei nostri gemiti e sui nostri corpi nudi che si mischiano le anime. Vita.

Photos by José Goulão

tratto da:
altrove

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Daniele
Daniele
b. 14011981 \\ designer \\ one heart \\ green eyes \\ dreamer

Autore: Daniele

b. 14011981 \\ designer \\ one heart \\ green eyes \\ dreamer

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