Figli di Lebensborn

Ehi, cosa ne dici di condividere:

“Buongiorno signora maestra.”
“Buongiorno, Karl. Saluta anche la classe, Karl.”
“Buongiorno a tutti.”
“Buongiorno Karl” risposero gli altri in coro. Erano tutti uguali. Intendo proprio simili, quasi identici. Compreso me, che mi sedetti nel primo posto libero che trovai, che poggiai il sacchetto della merenda sul banco e che aprii il quaderno pronto a seguire la lezione che non avevo nessuna voglia di seguire.
“Piacere, io sono Karl” disse il mio vicino.
“Oh cielo” pensai, allora è vero.


Facendo finta di prendere una penna nello zainetto diedi un occhio all’aula. Biondi. Tutti biondi, fotocopiati.
Mi strappai un capello, come pensavo. Niente colore, ne dolore, pallido, quasi albino. Biondo. Biondissimo.
“Karl è un nuovo arrivato, dobbiamo accorglielo con calore. Anche lui fa parte di noi, bambini.”
La maestra mi guardo’ con dolcezza, storcendo il volto in un sorriso. “Come vedete c’è ancora della purezza diffusa in Europa e Karl è l’esempio lampante del buon lavoro svolto dal nostro governo. Il sig. Himmler ha un occhio di riguardo per le nostre scuole.”

{cerca voce di enciclopedia : Heinrich Luitpold Himmler}

“La bionda maestra dal viso distorto. La ricordo ancora oggi, Vostro Onore. Era bellisima, perfetta come noi tutti. Si chiamava Eva Van Graad ed era originaria dei Paesi Bassi. Fu fecondata da mio padre e fu per questo motivo che, probabilmente, il rapporto nei miei confronti comincio’ ad incrinarsi minacciosamente sin dai primi giorni di frequentazione. Non riusciva ne poteva essere indifferente alla cosa. Lei non voleva partorire. Non mi avrebbe mai voluto al mondo. E come lei la comunita’ di fasulli impostori che hanno contribuito a rendere grande il Reich per poi sputarci sopra non appena tutto il sistema comincio’ a collassare.”
La giuria mormoro’ latenti taglienti commenti.
“Silenzio” intimo’ l’uomo in tunica nera. “Silenzio.”
“Eva Van Graad, mia madre, e’ stata una di quelle che i norvegesi denominarono come – le puttane di Lebensborn- ! Io mi ritengo umiliato, privato dei miei diritti di essere umano.”
“Silenzio” intimo’ per la terza volta consecutiva il giurato.
“…e sono qui di fronte a questa corte per chiedere cio’ che mi spetta.”

{cerca voce enciclopedia : progetto Lebensborn}

Militare maggiore Hernst Klose. Alle dirette dipendenze del Feldmaresciallo Shweinsteiger. Asso della rinomata Luftwaffe, impeccabile esempio di lealta’ militare, brillantezza psicologica e fisicita’ Ariana. Cavallo di razza destinato a migliorare la specie, portatore sano dell’antico gene germanico, nonche’ grande amatore.
Santo cielo, quel progetto era una pacchia.
Si accopiavano tutti a piacimento. Lui poi, che era così ariano. Nessun problema per Hernst Klose, l’asso della rinomata Luftwaffe. Correvano giorni felici in baviera, all’alba dei tempi una nazione di una specie perfetta e brillante. Un segno forbito di eccellente selezione naturale. Un’idea occulta e spartana che cosi’ tanto affascinava il tedesco medio. Che poi medio non era. A detta di molti.
Hernst Klose poteva permettersi tutto. Lui ed i suoi colleghi, con i suoi stessi simili, donne a volonta’, piu’ ariani al mondo, lo diceva anche il Fuhrer.

{cerca voce enciclopedia : Fuhrer}

“Ieri sera ne ho colpita un altra” disse Hernst.
“Bionda, immagino…” rispose sogghignante il tenente Shultz.
“Biondissima!”
Ci fu uno scoppio di risa teatrale. Gli uomini al tavolo fumavano in continuazione e sembravano divertirsi molto. Con buona probabilità si stavano giocando dei soldi al poker.
“Non voleva dirmi nemmeno il suo nome, ma con un trucchetto insegnatomi da un ragazzo delle SA, ho fatto spifferare quasi tutto alla sua bella boccuccia di rosa.”
I quattro commilitoni intuirono che il racconto si faceva interessante ed abbandonarono per un breve attimo il pensiero dal tavolo da gioco.
“Non voleva ammettere di non essere tedesca.” Klose rise nuovamente. “Probabilmente si vergognava.”
“E come non dargli torto!” bonfonchiò Ratzinger.
“Diciamo che lei è una delle poche che crede veramente nel Lobernsborn. Non che le piaccia. Sta zitta e si fa fecondare.”
“Ah! Fossero tutte così” scappò da un probabile stato di semi frustrazione di Shultz.
“E’ olandese ma non le piace dirlo, e’molto bella ma non le piace farsi conquistare, diciamoci la verita e’ proprio strana. A letto sta zitta, mi sembrava di infilarlo in un bellissimo albero, ecco cosa mi e’sembrato. Per non parlare poi del post orgasmo. Non se ne stava zitta un attimo. Mi parlava di evoluzione, del suo credo e continuava a citarmi un benedettismo termine… Oh si, ecco… Darwinismo. Ecco con cosa mi torturava le orecchie e l´amplesso. Col darwinismo.¨

{cerca voce enciclopedia : Darwinismo Sociale}

Io e gli altri cloni che sedevano nella mia stessa aula, che vivevano del mio stesso incubo, che sorridevano ingenuamente delle mie stesse banalita. Un recinto con tante mucche. Un bel allevamento di uomini, con caratteristiche ben selezionate. Non solo il pastore tedesco, una razza scelta, gestita con criterio. Una cosa buona, diceva il volto distorto.

{cerca voce enciclopedia : Aktion Tiergartenstrasse 4}

¨Probabilmente la pollastra ebbe un altro figlio in gioventu. Soppresso volontariamente, in accordo con i criteri dello stato.¨ disse Klose.
¨Apro di venti¨
¨Vedo” disse Shultz
¨Vedo¨ disse Ratzinger.

{cerca voce enciclopedia : Aborto artificiale}

¨La nuova frontiera della razza e’ l´eugenetica!¨
Gli spettatori mormorarono latenti taglienti commenti.
¨Si procedera´ a ripulire il mondo dalla sporcizia imperfetta. La nuova umanita’ sara’ un bellissimo albero in fiore, potato dei suoi rami marcilescenti, rifinito e controllato primavera dopo primavera.¨
¨Bravo!!¨ Esclamo’ una voce femminile che spuntava dall´assemblea.

{cerca voce enciclopedia : Eugenetica}

“Il mondo mi disprezza” dissi alla corte.

“All in.” si sbilanciò Shultz.

“A proposito di progetti, insegno in una scuola elementare.” sospiro’ Eva rivestendosi.

“Lo dice anche il mein Kampf!” rispose Karl, l’interpellato.

Guardai fuori dalla finestra, un panorama biondo. E nel mezzo del giardino, un bellissimo albero in fiore. Senza alcun ramo marcilescente.

Ehi, cosa ne dici di condividere:
lapo
lapo

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