La strada

Ehi, cosa ne dici di condividere:

“Tesoro ti ho pensato tanto oggi.”
“Anche io, mi manchi tantissimo, non ce la faccio più, è un ora che sono qui sulla strada.”
“Tesoro stasera ti farò sentire una regina, voglio portarti fuori a cena.”
“Davvero?!”
“Oh sicuro tesoro.”
“Amore.”
“Tesoro.”
“Ti amo.”
“Ti amo.”
“Tesoro.”

“Amore mio.”
Ivan e Anusca. Chi li avrebbe dipinti meglio?
“Sei bellissima.”
“Tu sei un vero uomo.”
Allacciati al telefono, chilometri di distanza, un lavoro diverso ma un luogo in comune. La strada.
“Stai facendo quella consegna?”
“Oh si si, tesoro.”
“Amore.”
“E tu dove sei?”
Era al solito posto, appostata dopo una rotatoria nei pressi del ponte di ferro.
“Oggi dopo il ponte di ferro.”
“Ne avete raccattati tanti?”
“Non molti, oggi non mi ha accompagnato Igor, oggi sono con un’altra ragazza.”
“Due donne?”
“Eh si.”
“Ah vi vedo bene.”
Ivan rise. Anusca arrossì.
“Che bello che sei quando ridi.”
“Amore.”
“Tesoro.”
“Vita mia.”
“Ok, una macchina in lontananza, ti devo salutare. La mia collega la sta già fermando.”
“Va bene.”
“Ti penso.”
“Anche io.”
“Tanto.”
“Tantissimo.”
“Ti amo.”
“Tesoro.”
“Tesoro.”
“Ti amo.”
Anusca riagganciò. La sua bionda amica, compagna di lavoro, era spazientita. Dall’altra parte anche Ivan stava rallentando, una donna fece cenno di fermarsi.
“Le ho detto che sono cento euro.”
“Per favore.”
“No.”
Anusca osservava, per oggi era stufa di chiedere soldi.
“Posso togliermi la cintura?”
“Si, scenda.”
“Veramente cento euro?”
“Si, e pure dieci punti della patente.”
La strada, le vigilesse, i soldi, i controlli.
“Non puoi fare meno?”
“No bello ho detto cento.”
“Meritevoli?”
“I migliori che puoi spendere.”
“Veloce allora, ho poco tempo.”
I cento euro, le tasse, cinture slacciate, le consegne in ritardo. La strada.

Ehi, cosa ne dici di condividere:
lapo
lapo

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