Foie gras

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Maximilien e la sua anitra. Due grandi amici. Legati assieme ad un legame profondo, rude, indissolubile, probabilmente di canapa, simile ad una vera e propria corda. Si definivano sedentari. Anzi, soltanto Maximillien si definiva cosi’. Generalmente, tra i due, era lui quello che parlava piu’ volentieri. Sosteneva che girare il mondo non valeva la pena se si aveva la fortuna di trovare un amico speciale. Lui aveva la sua bella anitra.
Nelle notti di luna, quando fuori pioveva, Maximillien diceva di aver trovato un intero mondo negli occhi del pennuto. Scrutava quel bulbo scuro adornato dalla brillantezza della perla nel cielo e sorrideva. Lei lo fissava, quasi scocciata.
Erano proprio grandi amici.

Maximillien si occupava in tutto e per tutto della sua anitra. Le portava ogni giorno qualcosa di nuovo da mangiare, si curava della sua linea e della sua alimentazione. A dire il vero portava il cibo quasi ogni ora, per non dire ogni minuto e talvolta si fermava persino ad imboccarla. Era un anitra selvatica.
Capitava, le volte, che l’animale si volesse come ribellare. Allora agitava quel grosso megafono di fronte al becco, dall’ aria simile ad un imbuto, lo storceva, si stirava il collo, ne spuntava fuori e osservava il suo amico con aria intelligente. Rimaneva in quella posizione per interminabili secondi e poi decideva sempre di tornarsene al suo mestiere da essere vivente senza dire la benche´ minima parola. Come una mina inesplosa. Tremava facendo tremare, per poi rincasare silenziosamente nella sua innoquita’.
Cento, duecento, trecento grammi. Girare il mondo non ne valeva la pena. E lui aveva la sua anitra. Col passare del tempo Maximillien aveva reso la sua amica bella robusta. Nei momenti in cui l´uomo misurava il torace della bestia, calava un gelido silenzio che solo il potere del cibo riusciva a sopraffare. Passo’ poco che i dosaggi si spinsero sino a quantita´ esorbitanti. Mai, come in quel periodo, Maximillien era riuscito ad ingozzare la sua anitra.
Nei momenti felici se ne parlava, ogni tanto, di questa situazione, di tutta questa prosperita’. Sembrava proprio inutile girare il mondo se c’era cibo e bellezza nel posto che il destino ti aveva regalato.
Ma c’era gente che, evidentemente, non la pensava cosi’. C’era gente invidiosa che un giorno, inaspettatamente, giunse alle porte di quel paradiso e si mise a ficcare il naso negli affari di Maximilien e della sua bella anitra.
Dapprima si misero a sbirciare le loro faccende.
Poi cominciarono ad insinuare che l’uomo maltrattasse il suo animale. Fecero girare la voce per il paese, ingigantirono i comportamenti bizzarri della coppia. Arrivarono a dire che quella povera bestia era costretta a mangiare, che veniva ingozzata, che il cibo le veniva cacciato in gola quasi ogni dannato secondo. Il massimo fu quando fecero recapitare un dizionario sottolineato da mano anonima presso la loro abitazione. Al suo interno erano pesantemente evidenziate parole ambigue e scientifiche, come “immoralita’ “, “liberta’ “, “fraternita’ ” e “accanimento terapeutico”, Anche “umanita’ ” ed altre parole con la U.
Maximilien non poteva far altro che ignorare tutto e tutti. Tranne la sua anitra selvatica che, manco a farlo apposta, aveva appunto bisogno di mangiare.
Un giorno un signore con i baffi si presento’ ai cancelli della casa di Maximilien e busso’ con tale insistenza da non poter essere ignorato.
“Dica” disse Maximilien,
“E’ ora di finirla.” disse la bocca sotto i baffi.
“E’ ora di finire cosa?” disse Maximilien.
“La tortura che sta perpetrando!” disse l’uomo attaccato alla bocca sotto i baffi.
“Ma quale diavolo di tortura? Lasciatemi stare!”
Maximilien noto’ che in quei pochi secondi di dibattito alcuni impavidi curiosi ne avevano approfittato per craere gruppo, sentirsi forti e spingersi ancora piu’ vicino. La singola voce di protesta divento’ celermente un coro ben assestato. Iniziarono a partire fischi. Chi mostrava una foto, chi spezzo’ un fiore, chi invei’ per ore e ore. Sembrava non esserci via di scampo, la voce era diventata insostenibile e d’improvviso un piccolo ciarlatano aggredi’ verbalmente Maximilien in modo piu’ deciso degli altri.
“Facci vedere l’anatra! Facci vedere se quello che dici e’ vero! Dimostraci di non torturare nessuno.”
Malgrado il categorico rifiuto del padrone di casa la folla spinse a fondo, sino a rompere ogni indugio. In centinaia giunsero nei pressi dell’anitra. Era una bella anitra. Affamata e selvatica.
“Bugiardo!” Urlo’ il ciarlatano. “Guarda come la tieni! Con un imbuto in gola!”
“Tiranno!” grido’ una signora.
“Anticostituzionale!” Sentenzio’ repentinamente un altra.
Maximilien gonfio’ i polmoni, scoppio’ in un pianto isterico e esplose nelle sue argomentazioni, lasciando spiazzata la piazza.
“Ma chi siete voi? Chi siete, dico, per arrogarvi tali insolenze! Qui a parlare e a puntare il dito e, dico, guardatevi! Uno uguale all’altro! E scommetto, giuro, lo scommetto, son pronto a mangiarmi il fegato, che anche voi che parlate tanto bene razzolate molto peggio di me! Chi di voi non ha un anatra! Chi di voi non lo e’! Che differenza passa, dico, fra voi e la mia anitra? Che v’ingozzate di tutto quel che vi propinano. Che vi affezionate al primo che vi rende una vita comoda e senza troppe fatiche! Chi, dico, chi?! E dove volete andare, se non per il purgatorio, con le vostre belle facce da curiosi e con i vostri dizionari ben pieni di parole!”
La gente si era ammutolita. Nessuno oso’ piu’ fiatare. Se non il povero ciarlatano che ancora una volta volle rompere le uova nel paniere.
“Ma chi ti dice, dico, che l’anitra non voglia scappare! La tieni legata con la canapa e con tutti quegli stecchi pare praticamente immobilizzata! Chi ti dice, dico io, il suo parere?”
Maximilien guardo’ la sua amica. La conosceva perfettamente e, come vi ho detto, sapeva che a volte parlava molto piu’ di lei. Allora si giro’ al pubblico, diligentemente. Si netto’ le gote e con fare ingenuo disse:
“Perche’ non lo chiedete a lei?”
Alla folla parve d’esser presa per il naso.
“Ma che vai dicendo! Le Oche mica parlano.”
“Questa e’ un anitra” spiego’ Maximilien. “E’ tutto per me. E io sono tutto per lei. Nelle notti di luna piena ci vedo un mondo, dentro i suoi occhi. Io non chiedo di meglio che un amica cosi’. Non chiedo di meglio che la mia vita. E a te, mia cara compagna, mia inseparabile amica, ti va di girare per il mondo? Ti va di trovare la tua strada? Dimmi un po’, dico, dove ti va di andare?”
Allora il pennuto agito’ quel grosso megafono di fronte al becco, dall’ aria simile ad un imbuto, lo storse, si stiacchio’ il collo. Spunto’ fuori dal recinto e osservo’ il pubblico con aria intelligente. Rimase in quella posizione per interminabili secondi e poi ammise.
“Qua.”

Ehi, cosa ne dici di condividere:
lapo
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