Facebook sarà la nuova piattaforma di streaming in abbonamento

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Facebook a pagamento, per contenuti Premium.

No, niente bufala o catena di Sant’Antonio… ma una teoria che potrebbe avere senso oggi più che mai.

QUANTO CONOSCO IO FACEBOOK?

Gestisco una ventina di pagine su Facebook: di alcune sono il creatore, di altre sono più che altro un consulente sia in fase di lancio che di mantenimento.

Quella più importante è sicuramente Viva gli anni 90, la prima pagina in Italia sul tema (per darvi un’idea dei numeri: +1.300.000 fan, crescita costante di +45.000 al mese, copertura organica di +10.000.000…).

Numeri interessanti e confortanti, fino a qualche giorno fa.
Ma ora le cose sono cambiate e c’è grande incertezza.

FACEBOOK PIGLIA TUTTO

FB ha oggi 1.4 MILIARDI di utenti registrati e 2.13 MILIARDI di utenti attivi al mese (più info qui) ed è in assoluto il primo Social Network al mondo:

Statistic: Most famous social network sites worldwide as of January 2018, ranked by number of active users (in millions) | Statista
CHE COSA E’ CAMBIATO ORA?

Poco più in alto ho scritto che qualcosa è cambiato e si vive nell’incertezza.

Ebbene sì, chi ha una pagina deve sapere che ci sono stati importanti cambiamenti: Facebook ha messo in pratica quanto annunciato settimane fa.

CAMBIATO IL CALCOLO DELLE PERSONE RAGGIUNTE

Prima raggiungevi 100 persone, ora ne raggiungi 80.
E’ cambiato il calcolo della copertura organica (ovvero il numero di persone che raggiungete con i vostri post) rendendolo più “vero”.

Per intenderci, prima FB contava come visualizzato anche un post che semplicemente compariva nella bacheca degli utenti, ma ora lo conta solo se davvero visualizzato.

I dati che ora si vedono sono quindi più bassi di prima, ma più realistici.

E’ CAMBIATO IL BASTARDISSIMO ALGORITMO

Il cervello di Facebook non è più lo stesso: quello che decide cosa fare vedere sulle bachece degli utenti, a chi e dove, ora ragiona diversamente!

Su Facebook ci sono milioni di pagine, in continua crescita e ci sono sopratutto quasi 1 miliardo e mezzo di persone.

Vi siete mai chiesti come FB decida cosa farvi vedere?

Sarete anche voi dell’idea che se vi mostrasse tutti i post dei vostri amici,  delle pagine di cui siete fan e dei gruppi a cui siete iscritti, la vostra bacheca sarebbe un delirio di migliaia di post sconnessi.

Per questo c’è un algoritmo che “dosa” un po’ di questo e un po’ di quello: è un sistema estremamente complesso che vi mostra, conoscendovi, i post più rilevanti (in base alla vostra localizzazione, interessi, umore, ecc…).

Per le pagine, fino ad ora, c’era una leggenda piuttosto veritiera che diceva che i post raggiungessero minimo il 2% dei fan.

Quindi: hai 1 milione di fan -> il tuo post riceve minimo 20.000 persone. Poi se è particolarmente coinvolgente ed apprezzato, può raggiungerne anche milioni con like e condivisioni.

Facebook ha sempre premiato di più la qualità dei contenuti piuttosto che la viralità nuda e cruda.

Ora semplicemente non è più così, in particolare con i link esterni: se pubblichi un link esterno (al tuo sito magari) ed hai 1 milione di fan, può succedere che lo vedano solo in 2 o 3.000.

Lontanissimo dai numeri di prima!

SI TORNA ALLE ORIGINI

Bene.
Da questo momento abbandono i dati oggettivi ed inizio a darvi delle interpretazioni di cosa stia succedendo e dove ci porterà.

Vi sarete accorti anche voi che usare Facebook negli ultimi anni non è più divertente.
Zuckerberg l’ha detto: si vuole tornare ad avere l’utente al centro, con i suoi cari e la sua famiglia più vicini.

Quello che stava mancando sempre di più in una piattaforma dove le pagine come la mia stanno crescendo in maniera esponenziale, creando veri e propri business a discapito dell’esperienza utente.

L’ha fatto intendere proprio in occasione del 14° compleanno di FB:

Non è più la piattaforma che io ho scoperto nel 2008, dove la connessione tra gli utenti e la condivisione personale erano tutto. Ok, anche noi non siamo più quelli di allora ed abbiamo più esperienza e cinismo, ma in fin dei conti… non ci confidiamo più su FB.

Ci sfoghiamo, urliamo, ci indigniamo, ma non siamo più intimi.
Anzi spesso lo usiamo per noia.

E, secondo me, tutto questo fa paura a Mark. Perché da qui a perdere il timone della nave è un attimo.

Ed allora cosa è stato fatto? Le pagine stanno perdendo la loro forza (ve lo posso assicurare portando la mia testimonianza): ad essere incentivati sono i post delle persone e delle attività locali.

Il cambiamento è progressivo ma è già in atto.

COSA SUCCEDERA’

Stiamo sempre viaggiando sulla nave della mia fantasia, sia chiaro. Sono scenari possibili, ma non certi.

VIDEO

Sono tante le compagnie interessate all’enorme successo di Netflix nel mondo dello streaming video: è in questo settore che girano i big-soldi. Lo dimostrano gli investimenti di Apple o anche di Disney che prossimamente lancerà una sua piattaforma privata in cui vedere i suoi film (Marvel, Star Wars, Pixar, ecc…).
Si parla di servizi con 50.000.000 di abbontati paganti ciascuno.

Avete notato l’enorme miglioramento che c’è stato nella piattaforma video di FB? Sempre meglio indicizzati, proposti e presentati… e sempre più spesso si nota qualche annuncio pubblicitario in pre-roll (prima che parta il video)

Negli USA FB ha lanciato ad Agosto 2017 Facebook Watch: contenuti video realizzati da alcuni partner selezionati che producono serie TV originali (vi ricorda qualcuno?) da guardare gratuitamente.
FB ed i partner si spartiscono le entrate pubblicitarie rispettivamente al 45 e 55%. FB ha messo a budget 1 miliardo di $ per produrre spettacoli nel 2018!

Si parla di entrate previste entro il 2022 di 12 miliardi di dollari.

MUSICA

Spotify è il capofila dello streaming musicale. Insieme a lui ci sono colossi come Apple, Tidal, Deezer, Pandora, ecc… Anche qui girano tanti soldi, anche se Spotify ha il bilancio in rosso e dovrebbe approdare in borsa alla ricerca di capitali.
Parliamo di decine di milioni di abbonati che pagano per ascoltare la musica.

E FB ha appena chiuso un nuovo accordo per le licenze musicali con la Warner, dopo aver fatto lo stesso con Sony e Universal. l’ha fatto per non aver ripercussioni per l’uso della musica nei video caricati dagli utenti. Ma potrebbe non essere proprio solo per quello.

NOTIZIE

E’ notizia ormai vecchia quella dell’accordo con diversi editori per fare in modo che gli utenti possano leggerne gli articoli previo abbonamento.

Proprio l’ultimo punto legato alle notizie ed all’abbonamento mi ha fatto ragionare qualche giorno addietro.

CHI CI PERDE

Diverse persone coinvolte nel business delle pagine si dicono molto preoccupati degli scarsi risultati che stanno ottentendo: i banner non macinano, i soldi non arrivano.

Sono incazzati neri e pensano che così non si possa andare avanti. Che Facebook debba tornare indietro per non perdere gli investimenti pubblicitari.

Ci sono due tipologie di gestori di pagine: quelli che investono e quelli che non investono in pubblicità su FB. E questi ultimi non sono esattamente i preferiti da Mark…

Quelli che ci stanno perdendo sono i parassiti“, coloro che hanno goduto fino ad oggi dei vantaggi che dava la piattaforma così impostata. Se avevi una pagina ben avviata potevi davvero fare il bello ed il cattivo tempo. E guadagnare dei bei soldi, believe me.

Ora non più: le pagine che condividono link che rimandano a siti carichi di pubblicità non stanno facendo i numeri di prima e quindi niente guadagni.

Loro (e ci metto anche le mie pagine nel momento in cui non investo in pubblicità) sono quelli che non portano alcuna entrata a Facebook e, per assurdo anzi, ne penalizzano l’usabilità.

Sono quelli che ti fanno dire “Facebook è diventato una merda piena di spazzatura e spam“.

Ma se paghi e fai pubblicità, hai comunque gli stessi ottimi risultati garantiti di sempre. Perché non sono certamente scemi e l’advertising è ancora la prima fonte di entrate.

ORA UNIAMO IN PUNTINI

Come “Daniel San” ne “Il ragazzo dal kimono d’oro“, vi ho fatto mettere e togliere la cera parlandovi di un sacco di cose apparentemente scollegate tra loro… ma vedrete che tutto assumerà un senso.

Quindi:

  1. Facebook ha 1.4 miliardi di utenti, oltre 2 attivi al mese
  2. FB ha sistemato il conteggio delle persone raggiunge: chi fa pubblicità ha dati più reali e sensati
  3. E’ cambiato l’algoritmo: le persone tornano ad avere un social più incentrato sulla persona e sui suoi interessi. Più pulito, leggero, utile, divertente.
  4. I soldi veri stanno arrivando dagli abbonamenti: musica, notizie, video
  5. FB ha concretizzato una piattaforma video solida che ha surclassato Youtube
  6. Facebook Watch è già realtà e porterà enormi investimenti pubblicitari
  7. FB ha stretto accordi con le maggiori case discografiche e presto anche con le Indie

Immaginate ora che Facebook decida di entrare nel mondo dello streaming musicale (creando da zero la piattaforma o, che so, decidendo di acquistare Spotify per esempio), delle serie TV e delle news dai maggiori quotidiani.

Immaginate che possa offrire una formula freemium già rodata da altri: free ma con pubblicità e qualche limitazione, premium per avere molto di più.

Magari con diverse formule di abbonamento: solo musica, solo video, solo news o tutto insieme con costi molto simili a quelli già esistenti (ma perché non più vantaggiosi?).

UN NUOVO MODELLO DI BUSINESS

E’ qui che volevo arrivare: Facebook può oggi scegliere di dipendere sempre meno dagli investimenti pubblicitari e puntare su un nuovo modello basato sugli abbonamenti.

L’esperienza di chi ‘ha preceduto in questo campo è stata significativa per capire dove spingere e quali errori invece evitare, ma soprattutto per capire che l’audience è ormai matura. E’ pronta per pagare.

Facebook ha tutte le carte in regola per evolversi, per cambiare e diventare qualcosa di nuovo in un mondo che ha già dimostrato di apprezzare i contenuti offerti in abbonamento.

Ed anzi ne ha bisogno come non mai, perché si sono accorti che la strada che si era imboccata portava sempre più lontani dall’idea di social che ne ha fatto la fortuna.

Persone e contenuti al centro, avendo il pieno controllo di quello che viene pubblicato.

Io, da utente, apprezzo questo nuovo schema (un po’ meno da gestore di pagine, ma è forse arrivato il tempo che vengano ridimensionate) e anzi non vedo l’ora di assistere a qualcosa di nuovo.

Ora non resta che aspettare e vedere se questa mia previsione si dimostrerà tanto lontana dalla realtà in un prossimo futuro.

Quando? Secondo me presto, entro massimo un paio di anni (2020).
Voi cosa dite?

Pìs!

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Non solo Mela!

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Ragazzi, vorrei solo far notare alla grandissima parte di voi che ancora non lo sapesse che:

  • “smartphone” DIVERSO DA “iPhone”
  • “tablet” DIVERSO DA “iPad”
  • “lettore MP3” DIVERSO DA “iPod”

Non per mera polemica, ma giusto perché capiate e sappiate che esistono alternative altrettanto valide, se non ancora migliori e a prezzi più vantaggiosi.

Ne avrei a bizzeffe da segnalare… se vi serve qualche consiglio chiedete pure anche qui in un commento…

Non vorrete mica fare parte anche voi della schiera di “pecoroni” dell’ormai famosissimo e quantomai discusso spot dell’ultimo modello di Samsung (Galaxy III)?!

Due o tre chicche in arrivo?
Google sta sviluppando degli occhiali multimediali, detti Google Glasses; ma anche dei guanti tecnologicamente avanzati (con microcamere e funzioni spettacolari)… ma non si ferma qui: il sistema operativo sempre di Google (“Android”) è montato da sempre più apparecchi (smartphone e tablet) tanto da arrivare ovunque, anche nelle macchine fotografiche (Nikon tra tutte)!!

Spaventoso no?

Ed allora apritevi e provate! Scoprirete un mondo tanto nuovo quanto immenso!!!

Ciau!

Ehi, cosa ne dici di condividere:

L’apprendista libraio – Il libro di Stefano Amato

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Eccomi qui con un nuovo post, per segnalarvi un libro sicuramente interessante!!!

Scarica il romanzo L’apprendista libraio.

Clicca per ingrandire

Stefano Amato
L’apprendista libraio – il romanzo
140 pagine circa
€ 2,99

Scarica il romanzo sia in formato ePub che Mobi cliccando sul tasto “Paga adesso” qui sopra. Puoi pagare con PayPal, carta di credito, Postepay ecc. (La cartella con i due file ti verrà recapitata in automatico via email.)

(In alternativa puoi comprarlo sempre a € 2,99 su Amazon, ma solo nella versione per Kindle.)

Sinossi
Cinque anni nella vita di Santo D’Amico, commesso suo malgrado. Cinque anni di apprendistato, di educazione sentimentale, di incontri ravvicinati con i clienti (e non solo) di una libreria di provincia.

Leggi un estratto del libro cliccando qui.

Per dubbi o domande, leggi le FAQ, o scrivimi a: stef, punto, amato, at gmail.com.

Stefano Amato
L’apprendista libraio – il romanzo
140 pagine circa
€ 2,99

VISITA IL SITO:
http://apprendistalibraio.blogspot.com/p/lapprendista-libraio-il-romanzo.html

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Alcuni trucchi col cellulare: batteria, chiavi perse e Bancomat

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Mi è arrivato un bel messaggio che ho deciso di “copincollare” qui di seguito. Mi paiono cose molto utili e sarei curioso di sapere quanti di voi appena possibile proveranno a farle (augurandomi che nessuno abbia la necessità di provare quella del bancomat!):

Ci sono alcune cose che possono essere fatte in caso di gravi emergenze.
Il cellulare può effettivamente essere un salvavita o un utile strumento per la sopravvivenza.
Controlla le cose che puoi fare.

PRIMO – Emergenza
Il numero di emergenza per il cellulare è il 112 in tutto il mondo. Se ti trovi fuori dalla zona di copertura della rete mobile e c’è un’emergenza, componi il 112 e il cellulare cercherà qualsiasi rete esistente per stabilire il numero di emergenza per te; è interessante sapere che questo numero 112 può essere chiamato anche se la tastiera è bloccata. Provalo.

SECONDO – Hai chiuso le chiavi in ​​macchina?
La tua auto ha l’apertura/chiusura con telecomando? Questa funzionalità può risultare utile un giorno. Una buona ragione per avere un telefono cellulare: se chiudi le chiavi in ​​auto e quelle di ricambio sono a casa, chiama qualcuno a casa sul cellulare dal tuo cellulare. Tenendo il tuo cellulare a circa 30 cm. dalla portiera, dì alla persona a casa di premere il pulsante di sblocco, tenendolo vicino al suo cellulare. La tua auto si aprirà. Così si evita che qualcuno debba portarti le chiavi. La distanza è ininfluente. Potresti essere a centinaia di km. e se è possibile raggiungere qualcuno che ha l’altro telecomando per la tua auto, è possibile sbloccare le porte (o il baule).

TERZO – Riserva nascosta della batteria
Immagina che la batteria del telefono sia molto bassa. Per attivare, premere i tasti *3370#
Il cellulare ripartirà con questa riserva e il display visualizzerà un aumento del 50% in batteria. Questa riserva sarà ripristinata alla prossima ricarica del tuo cellulare.

QUARTO – Come disattivare un telefono cellulare RUBATO?
Per controllare il numero di serie (Imei) del tuo cellulare, digita i caratteri *#06#
Un codice di 15 cifre apparirà sullo schermo. Questo numero è solo del tuo portatile. Annotalo e conservarlo in un luogo sicuro. Quando il telefono venisse rubato, è possibile telefonare al provider della rete e dare questo codice. Saranno quindi in grado di bloccare il tuo telefono e quindi, anche se il ladro cambia la scheda SIM, il telefono sarà totalmente inutile.  Probabilmente non recupererai il tuo telefono, ma almeno si sa che chi ha rubato non può né usarlo né venderlo. Se tutti lo faranno, non ci sarà motivo di rubare telefoni cellulari.

ATM – inversione numero PIN (buono a sapersi!)
Se dovessi mai essere costretto da un rapinatore a ritirare soldi da un bancomat, è possibile avvisare la polizia inserendo il PIN# in senso inverso. Per esempio, se il tuo numero di pin è 1234, dovresti digitare 4321. Il sistema ATM riconosce che il codice PIN è stato invertito rispetto alla carta bancomat inserita nella postazione ATM. La macchina ti darà il denaro richiesto, ma la polizia – all’insaputa del ladro – sarà mandata immediatamente alla postazione ATM.
Questa informazione è stata recentemente trasmessa su CTV da Crime Stoppers, tuttavia è raramente usata perché la gente semplicemente non la conosce.

Si prega di divulgare a tutti questo avvertimento.
Questo è il tipo di informazioni che la gente non pensa di ricevere, perciò trasmettila ai tuoi familiari e amici.

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Il sito stava muorto

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Questi giorni di silenzio sono dovuti ad uno strano malfunzionamento del sito che ieri mi sono deciso a sistemare. Sostanzialmente tutta la parte amministrativa del blog era sparita.

Pagine bianche anziché la possibilità di inserire contenuti.

Strano… molto… ma alla fine è andato a posto!

Si riprende!

Edo

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Licenziamenti facili

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Nel Paese del controsenso si inizia a lavorare pensando di andare in pensione.
Ci si lamenta se non si lavora, ma quando si lavora si pensa inesorabilmente al non lavorare.
E non ci si chiede come il baraccone possa rimanere in piedi ovviamente… o più facilmente si fa finta di nulla.
Ma si pensa a “star comodi” per vivere sulle spalle altrui non appena si presenta l’occasione…

Ecco, trovo piuttosto scontato e stupido che qui ci si opponga al provvedimento sui licenziamenti facilitati per le aziende in crisi, perché il “lavoratore” deve sempre e comunque essere tutelato oltre a tutto ed oltre a tutti…

Schierarsi da quella parte è comodo e utile per alcuni: fa contenta la massa.
Ma questa politica da Stato assistenzialista, garantista, IPOCRITA, vediamo tutti dove ci ha portato fino ad oggi.

E’ ora che la si finisca di schierarsi dove fa comodo e per una volta si cerchi davvero di cambiare mentalità: non girate più la testa dall’altra parte pensando che tanto ci sarà qualcuno che sistemerà i casini. Cercate di capire che alcune cose non vanno e non possono andare (e c’è la storia a dimostrarlo).
Capite anche che si deve lavorare con passione e con amore, senza aspettare tutti i giorni che la giornata finisca o che si raggiunga l’età minima per stare a casa a vivere sulle spalle degli altri. Non ci si deve accontentare, ma si deve fare della propria passione un lavoro e del proprio lavoro una passione. Fino a quando non sarà così voi sarete nel posto sbagliato nel momento sbagliato. E butterete al vento ogni singolo prezioso minuto della vostra vita.

Guardate che è vero… pensateci!

E capite anche che in questo caso il problema non sono i licenziamenti (lasciate da parte teorie complottistiche e pensate che un’Azienda lotta sempre e comunque per tenere in squadra gli elementi più validi), bensì l’impossibilità di investire in questo Paese.

Le aziende sono blindate, non hanno stimoli e interessi ad assumere o a spendere in ricerca e sviluppo.
Non si può creare una nuova attività senza che studi di settore folli e sistemi di tassazione anacronistici e fuori di melone di richiedano di bruciare molto più di quanto si incassi.

Ma in tutto questo i sindacati, i media, i partiti ed i pecoroni ci sguazzano.
E voi?

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Benvenuti in Idiotalia: da 150 anni vi inchiappettiamo con passione!

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Pensavate di averne sentite abbastanza? Ed invece il bello del nostro Paese è proprio l’inventiva. Ed anche oggi ne abbiamo per un po’ tutti i gusti!

Pareva strano che almeno una cosa fosse andata bene: i festeggiamenti dei 150 anni sembravano essere passati lisci lisci…

In realtà, se proprio ne vogliamo parlare, questi festeggiamenti hanno fatto schifo. Nell’anno del centocinquantenario si doveva fare molto di più: partendo dal creare uno spirito patriottico che ad oggi manca fino al cercare forme di coinvolgimento diverse dalle solite vecchiaggini in stile parata militar-politica.

Ed invece tutto come prima: il Festival di Sanremo che celebra alla “bellemeglio” l’evento, qualche altra trasmissione che ci ficca dentro due o tre paroline… e un’infinità di persone che ci mangiano su!
Ma a noi che messaggio è arrivato? Cosa è cambiato? Cosa abbiamo imparato in più?

Rispondo io: NULLA! Anzi… ora si parla ancora più di prima di secessione, di divisione del Pease e palle varie.

Ma dopo aver detto la mia, è finalmente ora di portare qualche numero ai vostri occhi! Perché quando dicevo che in tanti ci hanno mangiato su non ho inventato nulla. E quindi dimenticate qualsiasi ipotesi “edo-complottistica” ed andate a vedere i numeri. Parliamo dei soldi che erano stati stanziati con grande anticipo per arrivare preparati a queste celebrazioni. Denaro destinato al rifacimento o mantenimento di grandi opere, monumenti, musei e tanto altro.
Tanti soldi. Tanto tempo. Pochi lavori da compiere.

Il risultato, secondo voi, qual è stato?
Questo il titolo de “La Repubblica” sul suo sito… e dice già molto:

IL PAESE DELLE INCOMPIUTE. Dovevano essere i gioielli che l’Italia si regalava per i 150 anni della sua unificazione. Grandi opere destinate alla cultura e all’arte: auditorium, palazzi del cinema, musei e teatri; ma anche aeroporti o piste ciclabili. Ora che l’anno dei festeggiamenti volge al termine, tracciare il bilancio dell’operazione è imbarazzante: errori di progettazione, ricorsi e inchieste, costi lievitati fino a triplicare, fondi esauriti”

Ve lo riassumo, invitandovi a leggere QUI l’articolo originale ed a cercare poi eventuali approfondimenti sulla rete.

Grandi infrastrutture. Cantieri aperti. Centinaia di milioni di Euro stanziati. Indagini di corruzione. Casse vuote. Enormi ritardi (parliamo di di anni rispetto alle previsioni). Lavori anche inutili, considerati importanti per il nostro Paese. Soldi deviati su opere non inerenti alle celebrazioni. Ladri. Ladri. Ladri.

Il mio riassunto qui sopra sarà più chiaro se leggerete tutto quello che riguarda questo argomento.
E come potete vedere nulla di nuovo: i nostri soldi sono stati bruciati in opere che mai vedranno la luce o che saranno completate con enormi ritardi.
E chi pagherà per tutto questo? Nessuno probabilmente…

Perché sono tutti pronti ad incularci con multe anche sulle più piccole cagate (vedi quei grandissimi bastardi che mi hanno multato SOTTO CASA MIA per un disco orario che non ha senso di esistere), ma per le puttanate imperiali alla fine non paga nessuno?

Perché?

Quanto ancora dobbiamo tollerare queste porcate?

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Reperto: il nostro doppiaggio di Matrix

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Non ricordo più l’anno… ma ne è passato di tempo.
Eravamo io e Lapo…ed in poche ore, dal nulla, abbiamo ridoppiato per ridere e senza aver preparato nulla una scena di Matrix. Il tutto come promozione della nostra trasmissione di allora e del nostro progetto ad essa legato: Dark Rabbit. Il coniglio nero!
Tra lacrime di nostalgia e di simpatia, ciucciatevi il video 😉

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Diffondiamo la protesta e l’incazzatura: metti mi piace, condividi e fai un po’ come vuoi!

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Immagine by Makkox su IlPost.it

Come hanno già fatto altri, condivido anche io il messaggio (molto importante) diffuso da Wikipedia.
E’ il momento di finirla: non possiamo lasciare in mano ad incompetenti “infangati” qualcosa di cui nemmeno sospettano il funzionamento.

Ecco… probabilmente quanto ho appena scritto rischierebbe di essere già eliminato dalla rete! Perché d’ora in poi, se passerà il disegno di legge sulle intercettazioni, sarà proprio una gran bella merda!

Da Wikipedia:

Cara lettrice, caro lettore,

in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.

Il Disegno di legge – Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc.

, p. 24, alla lettera a)del comma 29 recita:«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.

Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l’intera pagina è stata rimossa.

Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
Articolo 27

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.

Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all’arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per “non avere problemi”.

Vogliamo poter continuare a mantenere un’enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

Gli utenti di Wikipedia

Ehi, cosa ne dici di condividere: