Sei e cinquanta. La sveglia gracchiava di una vitalità poco opportuna e una mano bianca stroncò con precipitosa violenza l’insolente indaffararsi dell’aggeggio metallico. In un mattino ostile persino per alcuni infaticabili uccellini, Ziri si levò dal letto con un grande sorriso stampato sulla faccia.
Ziri, di mestiere, era clown…
Una pesante sbronza e un forte mal di reni incontrati con tristezza la sera precedente, avevano invogliato il giovane artista a non levarsi il trucco prima di andare a dormire.
Ora che la realtà cominciava a farsi insostenibilmente pesante le luci del mattino mettevano di cattivo umore il ragazzo. Puck, intanto, girava tra le roulotte in cerca di cibo.
Nessuno si era mai sentito in colpa quando la ciotola di Puck rimaneva vuota. Nella loro famiglia si mangiava tutti, oppure nessuno. Naturalmente in quel periodo di magra carestia e di poco lavoro, gli uomini avevano diritto a lamentarsi quanto il povero animale, ma badavano a farlo. Sì, perchè quella vita, l’avevano scelta loro ed erano orgogliosi di portarla avanti.
“Stare al mondo è un mestiere“, diceva sempre Claude, il vecchio nano. E non aveva tutti i torti.
Ziri guardò il soffitto. La casa ambulante stava girando. No. Forse solo il suo corpo girava. Si spinse via da letto ritrovandosi in bagno sotto uno scroscio di acqua gelata. Con l’ironia che può avere un clown semiubriaco di prima mattina notò che, nudo, era terribilmente buffo. Dopo essersi asciugato per benino trovò il mondo un poco migliore, ma giusto un poco… Quel tanto sufficente per fumarsi una sigaretta.
Passarono le otto come un ombra sulla collina. In mattinata c’erano sempre parecchie cose da fare, ma quando si andava in scena per una settimana di fila, le mansioni diventavano, per numero e mole di lavoro, a dir poco soffocanti. Quasi, con tutte queste faccende, uno poteva scordarsi di dover vivere. In questo compito, però, una bottiglia di vino ci riusciva molto più facilmente. Già, bel guaio la vita.
Che cosa strana. Ziri ci pensava praticamente ogni giorno. Ricordava la sua infanzia, quando diceva a papà che sarebbe voluto diventare il più grande uomo volante della famiglia, anzi il più grande uomo volante della Storia. Invece… eccolo li, buffo e ridicolo.
Ora che papà se ne era andato non c’era più coraggio per librarsi tra luci del tendone. Meglio le clavette, gli scatch, il naso rosso e le scarpe di 10 numeri più grandi. Sempre una battuta, sempre un sorriso più amaro della terra bruciata, sempre una maschera bianca per nascondere un anima nera.
L’ottimismo si era sbarazzato di lui da parecchio tempo. Eppure, irrinunciabilmente, la parte più infima dell’uomo sembra non voler mai lasciare il palcoscenico. C’è sempre uno stimolo per ingoiare il rospo. Ora che si trovava nel mezzo del tendone i suoi ragionamenti presero una forma nuova come se, vendendoli da quel punto di vista, facessero d’un tratto più male del solito. Era solo e triste in mezzo al circo completamente vuoto. A guardarlo il silenzio presente sulle tribune e la sua anima vagabonda. ”Siamo attori di serie b. Siamo attori di serie b”.
La lacrima che cascò per terra inumidì la polvere giallastra.
… poi, Ziri si volto’.
Dietro a lui gli amici, non visti, spesso leggeri, volgari, stolti lo stavano osservando e tra loro anche Whisky, anch’esso soffocatore di buio dietro ad un naso rosso.
Il Nano deforme, gli si fece incontro, gli poso’ la mano tozza sulla spalla e, piano, si chino’. Raccose una manciata del misto di segatura della pista, proprio dov’era caduta quella sorda lacrima. Attese un secondo con lo sguardo fisso a terra, poi si rialzo’ porgendola a Ziri.
Sorrise e sempre con estrema lentezza fece scivolare il terriccio tra le dita, come spargendolo nell’aria. Quando ormai non c’era piu’ nulla nel suo palmo sorrise nuovamente e lo guardo’ fisso.
Whisky capiva. Prese a frugare nella larga tasca di un cappottone rattoppato e macchiato roso e blu per estrarne una bottiglia. La porse a Ziri. Questi estito’. Poi, con gesto amichevole raccolse l’offerta e la sturo’ coi denti, lasciando il rosso del cerone sul tappo, che sputo’ con un sorriso di stizza.
Si guardarono. Ziri rise ed ingollo’ un sorso del forte distillato. Whisky ne ingollo’ uno a sua volta e si volse verso gli altri. Tutti vennero, dapprima esitanti, poi con decisione, recando altre bottiglie ed altre ancora.
"Stare al mondo e’ un mestiere, ma non saranno lacrime le gocce disperse su questa puzzolente pista del circo" disse Whisky all’amico.
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Grazie mille Lapo del bellissimo brano. L’avevo detto ed attendo altri tuoi brani. Grande.
Nick
…scusate ma io non sono in grado di proseguire la storia, è molto bella. complimenti!
Nemmeno io conosco questa storia ma è davvero molto bella…forse un po triste,ma bella!Complimenti Lapo!
Io non la conoscevo la storia. Essa e’ di Lapo, io ne ho inventato un pezzo a mia discrezione, ma senza voler rovinare cio’ che voleva dire Lui.
o ameno.. esiste ora che Lapo l’ha scritta.
Non esiste questa storia cara Hopelady,
Ne approfitto per farti un salutone.
Nick
per un breve istante mi ha sfiorato l’idea che si trattasse di una storia conosciuta anche dal nick… ma poi ho notato lo stile diverso tra le due parti e mi sono autoconvinto che si trattasse di un’idea di Lapo proseguita dalla fantasia di Nick…
bella però l’idea Lapo! davvero! ed anche ll’idea di proseguirla non è niente male…
ora ti sei messo nei guai Lapo! adesso ne devi scrivere a milioni!
No problema!