Il cliente ha sempre ragione

Alla luce fievole di una candela il signore coi baffi trangugiava fette di salame. La sua enorme signora gli sedeva accanto, ostentando un eroica (e probabilmente fasulla) resistenza ai piaceri della tavola.

“Non hai fame?” grufolò lui.

“Sono a dieta.” rispose, offesa. L’obesa.

“Come vuoi” Tornò a spazzolare i bordi del piatto con le sue lunghe setole pelose.

Un giallume cosparso nelle vicinanze del naso denunciava la sua incallita passione per il fumo. Mentre suoni di risucchi e masticate scardinavano la traquillità dell’ambiente, il cameriere entrò nella sala, si avvicinò al tavolo e mostrò l’etichetta del vino ai due commensali. Il signore con i baffi fece cenno di versare sventolando nell’aria un anello di alta bigiotteria. Dopo che il bicchiere fu annaffiato lo portò in prossimità dei baffi ed annusò vorace.

“Sa di tappo.” sentenziò altezzoso.

“Mi spiace” ribadì pronto il cameriere “Porto subito un altra bottiglia.” e nel giro di alcuni secondi fece ritorno al loro tavolo. Stappò con brillante agilità e versò un nuovo goccio in un nuovo bicchiere. Il grassone (si anche lui non scherzava) partì con la seconda prova.

“Anche questo.” ribadì incredibilmente. Maledizione. Il cameriere attendeva stupito. Fece per prendere la seconda bottiglia ma il signore coi baffi gli bloccò la mano.

“Lascia, lo bevo lo stesso.”

“Mi rincresce signore. Se desidera una bottiglia nuova la nostra cantina…”

“Sciò sciò…” Fece lui con l’anello che cominciava a diventare noioso.

“Sa, forse si deve ancora aprire. E’ un ottima scelta la sua, dubito che….”

“Và ho detto. Lasciami mangiare.”

“Sicuro.” disse il cameriere inchinandosi leggermente. “La signora desidera qualcosa di diverso mentre suo marito finisce l’antipasto?”

“Oh, non posso grazie.” e con un’invisibile luce negli occhi disse “attenderò il primo.” “Come preferisce.”

Quando il cameriere tornò in sala l’antipasto era sparito e la bottiglia di vino prosciugata. Raccogliendo i piatti chiese

“Comincio con i primi?”

La donna annuì felice come una pasqua e il signore con i baffi, che nel frattempo si era sbottonato i pantaloni, si distese sulla sedia grattandosi la pancia.

“Porta una altra boccia di vino.”

Il vino fu portato, e con lui una grossa terrina di risotto. La grassona saltellò sulla sedia che per poco non cedette alla sua morbida massa muscolare.

“Portami dell’olio piccante.” pretese il cliente baffuto.

“Ma signore, il risotto è delicato… Lo chef le consiglierebbe sicuramente di non…”

“Non mi interessa nulla di quello che pensa lo chef. Io pago. Portami l’olio piccante.” Versò altro vino nel bicchiere e svuotò senza battere ciglio. La moglie intanto, senza aspettare, si era sbadilata parecchie cucchiaiate dentro al piatto prendendo a mangiare avidamente. Per vincere la temperatura elevata soffiava come un ossessa su ogni forchettata, facendo partire chicchi di riso in ogni angolo del tavolo.

“Arrivo subito” disse il cameriere. Di ritorno con un ampolla di olio piccante si accorse che la donna aveva finito la sua mastodontica porzione e si accingeva a rifornire nuovamente il piatto.

“Ecco a lei.”

Senza ringraziare l’uomo con i baffi prese l’olio e ne versò un quantitativo incalcolabile. Il risotto chiese aiuto, anche se ormai non c’era più nulla da fare.

“ora si che sa di qualcosa!” eclamò tutto felice dopo il primo boccone. Il cameriere, stupefatto e un poco sconsolato, tornò in cucina trotterellando. Un urlo cavernoso lo riportò fuori pochi istanti dopo.

“Pane!!”

E pane fu.

“Quanto diavolo devo aspettare quando chiedo una cosa in questo ristorante?”

“Mi scusi signore.” chiosò il ragazzo.

“Si si si…” di nuovo quell’anello sventolante. E Il piatto della signora pulito per la seconda volta.

“Posso iniziare a servire i secondi?”

“Non -puoi- ma… devi!” rispose ridendo il ciccione. una persona attenta avrebbe notato che, al cameriere, il signore con i baffi non stava molto simpatico. Squadrò il cliente e tornò a pendolare fra la cucina e la sala. Indomito ed infaticabile come un treno a vapore. Una succulenta porzione di coniglio giunse al tavolo dei coniugi.

“Cos’è questa schifezza?” chiese il signore.

“E’ coniglio stufato! Come riporta la carta.”

“Non ho visto, comunque non ho intenzione di mangiarlo. Dì allo chef di farmi qualcos’altro.”

La moglie si levò impaurita. “Questo lascialo pure qui!” Bloccò con le mani il vassoio e tirò a sè la pietanza.

“signore ma… sul menù c’era scritto…”

“Ho detto che non ho letto! E poi cos’è questa storia? Non posso ordinare niente altro?”

“Si si, non intendevo quello…” decise che era meglio lasciar perdere. “Cosa le posso far preparare?”

“Dammi un consiglio tu visto che la sai così lunga.” Il cameriere ci pensò due volte. “Involtini” suggerì infine.

“Siano!” Incredibilmente il baffuto accettò l’offerta al primo tentativo. Soddisfatto della scelta si frugò in tasca ed estrasse una scatoletta di metallo. Prese una sigaretta e la serrò tra i denti. Il ragazzo, anticipando l’accensione, bloccò il polso del signore.

“Qui è vietato fumare.”

“Palle” disse lui.

“No, c’è una legge. Se vuole fumare deve uscire all’aperto.”

“E va bene! E va bene!” gridò scocciato

“Vado fuori. Ma quando torno voglio che il secondo sia servito!” Si alzò e, barcollando, uscì dal locale. Era decisamente ubriaco. Nella solitudine del cortile osservava gli infissi e parlicchiava solitario sottovoce. senza remore si accese una seconda dose di tabacco. Rientrò soffiando fumo dalle narici.

“Dov’è il mio secondo??”

Il cameriere era già nei paraggi. Poggiò la carne sul tavolo e scucchiaiò un abbondante assaggio nel piatto del signore. Quest’ultimo, senza fiatare, deglutì soddisfatto.

“Molto meglio!” proferì tutto contento. “Rabbocca pure”

Il ragazzo, invece di servire, guardò stupito verso il cliente. Una grossa macchia rossa si stava espandendo sul bianco della camicia.

“Si è tutto macchiato!” esclamò preoccupato.

Il ciccione si guardò il petto e strabuzzò gli occhi. “Cristo!” imprecò tamponandosi con un fazzoletto

“Dev’essere il vino.”

“Ma questo non è vino! Macchè!! E’ sangue! Oddio! E’ sangue!”

Un disgusto atroce salì nella gola del signore con i baffi. Dalla mano del cameriere mancava un dito. Il mignolo. Uno scroscio di plasma e globuli rossi zampillava fuoriuscendo dalla recente incisione. Solo la signora osservava incuriosita, continuando a masticare il suo coniglio stufato.

“ma lei si è amputato un dito!!!” sbraitò rivoltato l’omone “E me lo ha fatto anche assaggiare!!!”

“Ah si? E, mi dica, aveva i nervetti troppo duri?”

 

 

 

(dedicato a Marco e Nicola. Due che, queste atrocità, le vivono quotidianamente)

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8 Responses to Il cliente ha sempre ragione

  1. nick says:

    Innanzi tutto ringrazio il buon Lapo :-)
    Per un attimo avevo temuto che il sangue fosse del grassone, magari pugnalato con un coltello da sala.
    Pero’, d’altro canto, e’ bellissimo quando sedute al tavolo ci sono persone che semplicemente hanno voglia di passare delle serate divertenti all’insegna del buon cibo o della buona bottiglia… e fortunatamente sono piu’ dei grassoni che ha dipinto Lapo :-D
    Mi aspettavo pero’ un finale Lapista (corrente surrealista specifica ormai dell’autore) Che ci troviamo ad una svolta?

    L-)
    Nick

  2. klark says:

    Mi unisco al Nik nel ringraziare il Lapo…L-)

    Succedono mille e più di questi piccoli episodi, sarebbe quasi da scrivere un libro!!!Vero anche che ogni giorno ci si carica dei sorrisi compiaciuti della gente, delle gote un po’ arrossate accompagnte da sincere parole, dal “complimenti allo chef”, oppure dal “Il resto lo tenga pure è per i ragazzi!”e soprattutto dal “Ci torneremo!!

    Complimenti di nuovo, l’ennesimo ottimo racconto!!!!L-) L-)  

  3. lapo says:

    Grazie ragazzi :-) L-)

    Deh nick, dopo quello che mi hai raccontato ieri sera il marco… il cameriere non saresti potuto essere sicuramente tu, saresti svenuto subito vero?!?!! =))

     

  4. nick says:

    .l..

  5. lapo says:

    ahahahahhahdashaahaha! scusa ma non sapevo, il racconto è stato scritto settimana scorsa :D

  6. Freesia says:

    Divertente!forse non doveva esserlo magari ci dovevo riflettere su ma mi fa ridere!!!chissà cosa si prova a mangiare un uomo….chissà se la carne umana ha lo stesso sapore della carne di maiale…mi ricorda un film dell’horror che avevo visto con un ex “l’insaziabile” parlava di cannibalismo……non è mai troppo tardi se mi piacesse la carne………..

  7. lapo says:

    eheh… mi sa che quel dito però era un po acidello….

    se dovessi scegliere di assaggiare carne di animale (magari umana) sceglierei quella più “rilassata”. penso che influisca sulle sensazioni che si provano (si perchè mangiare è un’emozione. come mi hanno insegnato dei miei cari amici).

    Servire il proprio dito al cliente è stato dunque un brutto tiro… fregare un altro con se stessi non è mica facile. io credo.

    Olè Freesia! sono felice ti abbia fatto ridere! cerco sempre di essere un po “divertente”, finalmente qualcuno lo ha apprezzato! :-D

    mercy tu le mond (non penso si scriva così)

  8. klark says:

    Grazie per “i miei cari amici” …sono commosso!!!

    Diciamo che mangiarsi le dita comunque è un abitudine comune soprattutto dopo un fallimento o un grosso sbaglio…in caso di stress è uso mangiarsi le unghie…cosi senza sale ne olio, al naturale!!

    Ricordo in oltre che la pasta deve essere ConDita!!!!

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