subscribe: Posts | Comments

Ricordi giapponesi

7 comments

Su sollecito di Edo racconto…

Foto: col sindaco Albertini e l'Ambasciatore del Giappone alla consegna della divisa


Sono ricordi di un esperienza vissuta nel febbraio del 2003. Immagini disordinate, impressioni, sensazioni. Al fine della comprensione della lettura e dell'inquadramento dei brani, diro' che nel febbraio del 2003 fui selezionato dal comitato Stramilano e dal comune di Milano per rappresentare la citta' nella partecipazione alla “International Osaka City Half Marathon” (mezza maratona di Osaka) in virtu' dei buoni tempi ottenuti sulla distanza. Iniziai un perodo di allenamento di 4 mesi sotto la guida del noto Orlando Pizzolato (2 volte vincitore della maratona di New York) che mi porto' a raggiungere livelli inaspettati per un semplice Gemetra Bellinzaghese, mi diede l'opportunita' di parecipare alla StramilanoStar ed ottenere anche in quella manifestazone un'importante traguardo agonistico, ma soprattutto meritare il ringraziamento del comune di Milano e Bellinzago per l'attivita' atletica. Ai non addeti o a coloro che non si interessano di maratona (beh, lo sapete vero che Stefano Baldini ha vinto l'oro olimpico?) diro' che una mezza maratona si corre sulla distanza di 21km e 97,5 metri. Alla Mezza Maratona di Osaka mediamente partecipano dai 3500 ai 4000 atleti in prevalenza Giapponesi, ma con buona partecipazione internazionale, in particolare nel gruppo dei Top Runners. La cosa che fece grande la mia esperienza fu il vivere insieme ad atleti (veri) provenienti da Russia, Brasile, Cina, Ungheria, Usa, Australia, Kenia, Germania… (praticamente da ogni continente). Com'e' andata?

Leggetelo…

“… Al nord del tempio di Kasuga,
sulla collina delle giovani erbe,
mi avvicinavo sempre di più a loro,
quasi per istinto
sagome dolci lungo i muri,
bandiere tenui più sotto il sole,
passa un treno o era un temporale,
sì, forse lo era.
Ma lei chinava il capo poco,
per salutare in strada,
tutti quelli colpiti da stupore…”

Così cantava Eugenio Finardi nel '83 e così rimbalzavano parole della canzone “le ragazze di Osaka” nella sua testa vuota mentre attendeva l'arrivo del compagno di viaggio.
Già, chissà poi se le avesse incontrate queste ragazze di Osaka…
——
Squillò la sveglia, dov'era?Il cuscino ripieno di chicchi di riso gli ricordò la realtà, o forse il sogno. Era in Giappone, per correre una mezza maratona in una città con una popolazione ben superiore ai 2.000.000 di persone. E Lui, lui era lì per correre. Sapeva bene che non certo per il valore di una sua prestazione era stato scelto… quanto più per ciò che rappresentava la sua presenza nell'ambito di quell'incontro tra grandissime città gemelle. Si girò nell'enorme letto spostando l'orlo dello Yukata che aveva indossato per coricarsi e che ora lo avvolgeva come un salame. Era ben preparato ad assolvere il compito di ambasciatore, cercando di calarsi il più possibile in quella che era la vita giapponese, ma non lo era altrettanto ad indossare i panni del campione che non era e che ora, in quel remotissimo luogo all'altro capo del mondo, volevano fargli indossare… Accese la luce e la camera si illuminò. Dall'enorme finestra intanto le prime luci dell'alba lasciavano coloravano di rosa un'ampia parte della camera. Ma poi, a lui cosa poteva importare, era un gioco no, perché non vestirli per una volta quei panni, se volevano che così fosse? Che male c'era a giocare? Indossò la termica e sopra una felpa bianca della Mizuno che aveva acquistato tempo addietro dall'amico Davide e che ora sembrava decisamente appropriata al paese in cui si trovava, poi, prendendo le chiavi ed una cartina della città, chiuse la porta dietro le sue spalle ed uscì in strada… a giocare…
—-
Wen Ciao Yan, si chiamava, un ragazzo cinese di 24 anni che era seduto al suo fianco e che aveva incontrato poco prima correndo al parco… Lo salutò con un italianissimo “Ciao”. Questi mosse il capo in segno di assenso e saluto. Da dietro un altro ragazzo, Cinese scattò chiedendo il nome in lingua inglese. “Nicola Bovio” Rispose lui.  ”He's wen ciao Yan!!!” Ribattè l'interlocutore dagli occhi a mandorla. La cosa più intelligente che passò per la testa fu di dire: “Ciao, Wen Ciao Yan” sorridendo… e questi “No, No, Wen Ciao yan”. Non si stavano capendo, e lui si era ficcato in un vicolo cieco. Sapeva che Hai, voleva dire Si. Decise di risolvere la situazione in maniera saggia: ” Hai, Wen ciao Yan!” e fece una lunga pausa, poi agitando la manina in segno di saluto prosegui dicendo “Ciao!” Beh, questa volta non poteva non aver capito… infatti il Cinesino (cioè era alto almeno 1,80…) sorrise continuando a chinare il capo e rispose al saluto ” Dicendo: “Hai, Ni-Co-Lla” fece una pausa ed agitando la mano continuò “Bo-uio!!!”.


Foto: Wen Ciao Yan ed io alla presentazione degli atleti il giorno prima della gara

—-

L'occhio della telecamera lo stava inquadrando fisso e non dava segni di volerlo mollare. Dietro di lui poteva facilmente vedere molti Giapponesi ordinatamente sistemati al loro posto, attendere la partenza. L'operatore zumava sul suo viso e sul pettorale, per poi ogni tanto scendere sulle gambe e le scarpe. Ora, se di per se la vitsa in Tv della sua faccia era qualcosa che lo inorridiva, immaginava la mamma geisha sorprendere  il bimbo davanti allo schermo che trasmetteva… le sue e le Nike mezze rotte (ma decisamente comode) che portava ai piedi… Si pentì di non aver adempiuto alla promessa che si era fatto alla partenza della VeniceMarathon:  depilarsi le gambe, per dare almeno una parvenza di una recondita presenza di qualche muscolo; per apparire almeno un tipo tosto e non il solito sfigato… In quel momento si sentiva estremamente sfigato! Al suo fianco l'amico ungherese si stava sfilando la maglia della tuta della nazionale… “Embeh, l'avrà vinta coi punti della Ferrero ungheresi…” penso' per sdrammatizzare. Poco oltre un nutrito numero di atleti giapponesi facevano allunghi. Lui si era immaginato di vedere dei piccoletti storti, ed invece… gli sembravano gazzelle… ecco, solo gazzelle incazzate. Il più nero di tutti non era però il ragazzo Keniano col numero 3, era il maratoneta di San Pietroburgo: Alexey SOKOLOV. Questi indossava una bandana nera e rossa, e guardava di fronte a se stesso, fisso, fisso, l'ampia strada a 4 corsie di partenza… Un brivido gli corse lungo la schiena: ma lui, lì, che cavolo ci stava facendo? Il suo gioco di fare il campione, stava per finire. Guardò il pettorale, 14!!! Gli avevano dato anche il numero per la schiena… ma pensavano che andasse così forte da non riuscir a leggere quello davanti??? In genere al via si riprometteva di arrivare al traguardo con una posizione inferiore al suo pettorale… ma porca di quella… proprio il 14 dovevano dargli???


Foto: Particolare di un settore della partenza (io sono il 14)

—-

Come al solito i pensieri era no più veloci delle sue gambe e del tempo che scorreva, tanto che non si rese nemmeno conto che erano partiti i disabili. Con molta gentilezza un giapponesino che era sistemato dietro a lui gli fece cenno di avanzare, inchinandosi. In Italia gli sarebbero passati sopra in 30. Era in prima fila, lo speaker urlava cose incomprensibili e dietro… 3500 perone accalcate e pronte a passargli sopra. Ovviamente su tutta la lunga strada fu solo uno a venir rimproverato per aver il piede sulla linea e non dietro… LUI! Lo sparo cancellò l'imbarazzo ed i pensieri si buttò dietro al pirata Russo… Immaginando che fosse Davide a cui si attaccava sovente nelle corsette di Novara per non lasciarsi trasportare dalle sue note partenze kamikaze…
“Ma porca pupazza, ma quanto cazzo vai” pensò transitando al 4° km in 12'14″ e vedendo che il gruppo si stava allontanando con un bruciante allungo, ma dopo un parziale da 3'00 decise di trovarsi un Davide meno veloce, anche se un po' più giallo… se avesse continuato così non sarebbe arrivato al 10°, non ci sarebbe arrivato vivo.


Foto: passaggio al 5° della testa gara – io sono in scia al giapponese

—-

Niente, era solo. Solo in mezzo ad una strada immensa con a lato palazzi e molte persone che gli urlavano cose strane. Beh, era bello, era un'occasione incredibile e poi, nonostante il passaggio forte, sentiva di avere ancora molte energie. O forse, pensò, era solo un'illusione di quegli attimi di gara corsi col primo gruppo dietro all'auto del cronometro… Erano sensazioni splendide e ripensava a tutti gli amici a casa, pensava a quanto sarebbe stato bello essere là tutti come a Novara. Regolari i successivi tre tratti da 5000 corsi sullo stesso tracciato che si snodava nel centro della città e nel cuore del parco dell'enorme Castello di Osaka. Ogni curva era perfettamente delimitata da bandierine, coni e nastri ed all'interno un numero incredibile di addetti impediva anche il minimo taglio. Al 10000 – 31'06 (15'52) al 15° 46'58″ (15'52″). Proprio a quel punto capì che stava facendo veramente una gran bella gara e che si stava avvicinando a due atleti davanti. Ogni tanto aveva superato qualche ritirato, o qualche “scoppiato” ed ogni volta aveva pensato: “speriamo di non essere io il prossimo… “
Non sapeva bene quanto mancava, ma erano in tre, come a Novara. Là aveva perso la volata. Si ritrovò a pensare “Bhe, forse è meglio che non c'è Davide” e se ne ricordò le parole all'arrivo che l'avevano ammonito di non correre a strappi. Nessuno strappo. Mancava poco stava facendo una bella gara, forse la più bella della sua vita, decise di tentare. Decise che doveva essere un tentativo definitivo modello “o la va o la spacca”. Allungò ad un passo che riteneva il più veloce possibile in quel momento, sperando in cuor suo che potesse bastare la forza a portarlo all'arrivo… poco dopo uno dei due inseguitori si staccava, ma l'altro no, sempre lì a pochi metri da lui, sempre attaccato. Un violone larghissimo con all'orizzonte il cartello che indicava “-1km Finish” ed il relativo tappeto. In pochi istanti ci sarebbe finito sopra, controllò istintivamente il cronometro… stava per scattare l'ora e 3 minuti. Poteva correre quel Kilometro anche in 4 minuti ed avrebbe fatto un tempo per lui impensato. Poteva anche scoppiare. Ebbene, perché non provarci. A circa 100 mt dal tappeto allungò ancora, era a manetta, la testa ciondolava chissà in che modo impietoso, il viso già poco carino sarebbe probabilmente entrato nella TOP ten Wreido di Ciak eppure aveva allungato. Dopo tutto non aveva nulla da perdere. Sul tappeto aveva circa 10 metri dall'inseguitore. Ogni istante che passava si aspettava di vedere il suo amico passare o a destra o a sinistra e lasciarlo a guardargli le chiappe. Nel contempo sapeva che ogni metro in più che avrebbe resistito lo avrebbe avvicinato all'ora e sei. Tirava come un pazzo, i metri passavano, entrò nel parco. Ecco pensò:  ”ora potrei scoppiare e farei comunque un tempo sotto l'ora e sette…” Il giapponese non arrivava e si manteneva sempre alla stessa distanza, non poteva mollare, non sino a che non l'avesse superato. A volte il destino è crudele. Lui aspettava il momento del sorpasso per mollare e questo momento non arrivava, lo costringeva a tendersi a bruciare ogni energia, a grattare anche le scaglie di quel barile che Manuel diceva sempre che sul fondo avesse qualcosa… Se aveva ragione qual vecchio portoghese, se aveva ragione… A cento metri dall'arrivo, con il cronometro che segnava ancora il quinto minuto e la gente che urlava il barile era tornato pieno di colpo… poteva farcela davvero a indovinare la prima volata della sua vita… e la indovinò. In un giorno aveva fatto il personale su 5000 – 10000 – mezza e aveva pure vinto la sua prima volata. Non era possibile, doveva solo aspettare l'ora in cui sarebbe suonata la sveglia per destarlo da quello strano pazzo sogno.
(nessuna foto perche' il mio accompagnatore Filmava)

—-

La sala della conferenza stampa era piena e lui gironzolava col bicchiere di birra giapponese in mano. Ad una birra non si rinuncia mai. La cosa era decisamente strana. Molte persone gli si erano avvicinate complimentandosi e cercando di intavolare una conversazione in un poco probabile inglese. Ma la cosa strana era che molte erano ragazze. Non gli era mai capitato. In genere ad una festa doveva fare almeno trentasette tentativi per riuscire anche solo ad intavolare una minima conversazione con qualcuna. Ora, lì, dall'altro capo del mondo cos'era successo? Ragazze che gli versavano da bere, altre che gli chiedevano di posare con loro per foto ricordo, altre ancora che chiedevano all'interprete, alla sua interprete, se potevano parlare on lui. Doveva certamente suonare quella sveglia, doveva certo finire prima o poi quel sogno…


Foto: Serata di gala dopo gara – Intervista

—-

Il gruppo di amici si era salutato. Lui aveva donato la maglia del suo gruppo a Wen Ciao Yan, che ora aveva capito che Ciao era un saluto… Anche in virtù di un bellissimo allenamento mattutino fatto insieme. Erano stati giorni splendidi in cui non c'era stata solo la corsa. Era splendido il polietnico e variegato gruppo che si era creato. Aveva un amico ormai in ogni parte del mondo ed aveva scoperto che in fondo il mondo era molto più rotondo di quanto non pensasse. Aveva scoperto che anche agli atleti forti come il Russo (giunto poi terzo)piacciono le ragazze orientali ed i massaggi; Aveva scoperto che le ragazze di Chicago amavano il sake quanto l'atleta di Budapest e che Stefan, di Amburgo adorava la birra di qualunque tipo fosse. Aveva mangiato con i sempre sorridenti signori di Melbourne facendo a gara col marito a chi trovava la cosa più schifosa. Aveva cercato per ore il suo piatto per scoprire che se l'era mangiato la traduttrice dei due di Buenos Aires; era stato su una torre panoramica a contemplare una città piena di luci che poteva essere ovunque al mondo; aveva passato splendidi momenti ridendo e scherzando col suo compagno di viaggio Luca, stupendosi del pazzo modo di vivere giapponese. Aveva deciso che l'ultima cosa da fare dopo una gara è mangiare in un ristorante giapponese perché ti fanno sedere per terra sulle tue stesse gambe… poi aveva cambiato idea perché li ti fanno anche i massaggi!!! Aveva fatto colazione con un atleta di San Paolo che era stato “qualcuno” e con il suo atleta che stava diventandolo, quel “qualcuno”. Aveva fatto un bidet elettronico direttamente dove poco prima aveva tirato l'acqua. Aveva pregato al tempio buddista, aveva pregato al tempio scintoista seguendo la coppia di Melbourne , bevendo, sputando e poi tornado a bere dentro a dove aveva sputato pensando che fosse una tradizione… non lo era, ed aveva fatto una gran figura da pirla. Aveva bevuto l'acqua della purificazione solo molto dopo che la traduttrice della coppia di Melbourne aveva insistito per paura di fare un'altra figura da pirla. Aveva deciso pregato un Dio che gli avrebbe portato longevità, ma aveva sbagliato scala ed in futuro probabilmente avrebbe avuto 100 figli!!! Aveva deciso che la coppia di Melbourne poteva andare in giro da sola… e che poi, non lo capiva così bene questo inglese… Aveva visto i riflessi dorati degli ornamenti del castello brillare all'alba ed aveva visto un impiegato uscire per andare al lavoro da una tenda lì accampata… Si era perso nei colori e nelle luci di mille insegne ed aveva capito che le Geishe sono di tre tipi… Aveva detto che secondo lui 50 km alla settimana erano pochini anche per un triathleta di San Francisco senza capire che lui si riferiva a 50 km di nuoto!!! Aveva stretto 8000 mani a 8000 persone di cui non si ricordava il nome nemmeno di una. Aveva vissuto un'esperienza incredibile, e nemmeno, a casa, quando gli amici del runnes team l'avevano accolto all'aeroporto, forse un po' esageratamente, ma con grande commozione da parte sua, beh, nemmeno allora si era svegliato.

Osaka Half-Marathon
Osaka, JPN; Sunday, February 23
Distance: 21.1 km

MEN –
1. Kenji TAKAO – JAP – 1:02:24
2. Manabu ITAJAMA – JAP – 1:03:11
3. Alexey SOKOLOV – RUS – 1:03:15
4. Manabu SHIBATA – JAP – 1:03:34
5. Gilson R. DE MIRANDA – BRA – 1:04:00

9. Nicola BOVIO – ITA – 1:06:12

WOMEN –
1. Kumi TANABE – JAP – 1:09:55
2. Yuka HASHIMOTO – JAP – 1:12:19
3. Esta Wangilo MAINA – KEN – 1:14:20

  1. stupendo… sei un grande!

    Sono le uniche parole che mi vengono in mente subito dopo aver letto questo bellisimo articolo tutto d’un fiato, era come se stessi correndo anch’io (magari!). Forse più tardi, rileggendolo con più calma, riuscirò a mettere insime qualcosa di più sostanzioso.

    ciao nick!

  2. il mio problema è… che non so trovare le parole. Non quelle più adatte, proprio anche solo le parole!
    I miei complimenti, comunque. E’ tutto ciò che so dire adesso.

  3. CLAP… CLAP… CLAP…

    Penso che Nicola meriti una standing ovation per due motivi: per prima cosa (diciamo quella meno importante) per come ha saputo scrivere questo articolo…
    Non mi sono staccato dalla lettura nemmeno per un secondo… sembrava di essere in gara con te!

    Poi, ovviamente, per quello che hai saputo fare… INCREDIBILE… Andare lì, rappresentare un intero paese, partire con qualche ambizione e raggiungere un risultato fuori dal normale… Chissà come ti sei sentito…

    Secondo me pensi ancora di essere in un sogno, che tutto questo non sia vero… mi sa che hai ancora paura di svegliarti di colpo lì, di fianco a quella sveglia che suona e sopra a quel cuscino pieno di chicchi di riso… (ma davvero il coscino era “ripieno” di chicchi di riso?!)

    Ed ora? Sappiamo che ti alleni (alle 7 del mattino), ma è finito tutto? Non partecipi più a queste gare?

    Grande Nicola, sei un CAMPIONE!!!

  4. Solo complimenti. Vivissimi. Eccezionale!!!

  5. Calma amici miei, calma. I complimenti (e vi ringrazo) fanno sempre piacere, ma da li’ ad esser un vero capione… beh, ne passa… Non ci sono e non ho , illusioni di poter arrivare piu’ in alto di cosi’ all’alba di 34 anni e con 1 attivita’ e mezza da portare avanti. Corro ancora certamente, ma l’idea di tornare, a 34 anni, a spararmi 150 km a settimana sotto i 4′ di media e con una mano da dare a Marco non mi solletica affatto. E’ stato un sogno che si realizzava; e’ stato il coronamento di una passione e di grandi sacrifici; e’ stato un traguardo personale che restera’ per tutta la vita.
    Che dire, se volete qualche consiglio sulla corsa, chiedete pure, saro’ lieto di esservi utile.

    Nick

    p.s. a fine mese saro’ in gara alla Venicemarathon ingaggiato dall’organizzazione come pace-meker degli amatori che contano di chiudere in 3 ore. Per chi volesse tentare un avventura … :-P

  6. risp al ps:
    avventura o suicidio?!

  7. innanzitutto i retorici complimenti… (retorici, ma meritati..) era già un po’ che stavo riflettendo a proposito di sogni che si realizzano, di piccole realtà che riescono a sfondare, una piccola persona catapultata in un universo immenso, insomma Nic i pensieri di una strega confusa ai quali gli utenti del sito sono ormai abituati.. il tuo pezzo cade a FAGIUOLO, non so se in bene o in male ma è uno spuntodi riflessione in più.grazie. chissà quanto sarai stato orgoglioso di te stesso, perchè io anche se nn t conosco lo sono!

Leave a Reply