Foie gras

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Maximilien e la sua anitra. Due grandi amici. Legati assieme ad un legame profondo, rude, indissolubile, probabilmente di canapa, simile ad una vera e propria corda. Si definivano sedentari. Anzi, soltanto Maximillien si definiva cosi’. Generalmente, tra i due, era lui quello che parlava piu’ volentieri. Sosteneva che girare il mondo non valeva la pena se si aveva la fortuna di trovare un amico speciale. Lui aveva la sua bella anitra.
Nelle notti di luna, quando fuori pioveva, Maximillien diceva di aver trovato un intero mondo negli occhi del pennuto. Scrutava quel bulbo scuro adornato dalla brillantezza della perla nel cielo e sorrideva. Lei lo fissava, quasi scocciata.
Erano proprio grandi amici.

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La pianta della fertilità

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NON INGERIRE
Quei maledetti semi modificati li avevo trovati in un cassetto dell’iper store di Magenta, a cinque euro e cinquanta la confezione.
“Un affare”, pensai e ne presi due scatole. C’era scritto:
COLTIVA LA PIANTA DELLA FERTILITA’
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I contratti vanno anche rispettati

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“Avvocato, dica qualcosa!”
Dire che l’avvocato sembrava divertito pareva poco. E pensare a quanto aveva dovuto studiare per quel lavoro.
“Secondo lei ho le motivazioni valide per chiedere il divorzio?”
“Questa volta temo di no. Non come le tre precedenti.”
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La strada

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“Tesoro ti ho pensato tanto oggi.”
“Anche io, mi manchi tantissimo, non ce la faccio più, è un ora che sono qui sulla strada.”
“Tesoro stasera ti farò sentire una regina, voglio portarti fuori a cena.”
“Davvero?!”
“Oh sicuro tesoro.”
“Amore.”
“Tesoro.”
“Ti amo.”
“Ti amo.”
“Tesoro.”
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Segreteria telefonica

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“Ciao Mirko. Oggi siamo andati al parco, io e Roberta. Abbiamo giocato e faceva caldo e ci siamo spruzzati l’acqua addosso. Non sembrava triste come gli altri giorni. Ormai dice che fra poco tornerai. Anche io lo spero davvero con tutto il cuore e voglio dirti che finchè non ti rivedrò, penserò io a lei. Ho un sacco di altre cose da raccontarti quando arrivi, però voglio dirtele di persona…
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Figli di Lebensborn

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“Buongiorno signora maestra.”
“Buongiorno, Karl. Saluta anche la classe, Karl.”
“Buongiorno a tutti.”
“Buongiorno Karl” risposero gli altri in coro. Erano tutti uguali. Intendo proprio simili, quasi identici. Compreso me, che mi sedetti nel primo posto libero che trovai, che poggiai il sacchetto della merenda sul banco e che aprii il quaderno pronto a seguire la lezione che non avevo nessuna voglia di seguire.
“Piacere, io sono Karl” disse il mio vicino.
“Oh cielo” pensai, allora è vero.

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Credere fortemente in qualcosa

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Era un specie di setta, ma non aveva niente a che fare con il satanismo. Sembravano preghiere, ma assomigliavano molto di piu a riti wodoo. Semplicemente ci si trovava. Ci si riuniva in cerchio. E si cominciava a ripetere il nome di una persona. Una che magari attirava qualche antipatia. Un mese, forse due, tutte le sere per almeno un ora. Quarantacinque minuti anche. Le orecchie scoppiavano, giu sangue nel collo, i nostri occhi hanno visto parecchie cose brutte.
Inutile dire che non credete in questo tipo di cose.

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Robin Hood

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Si piazzava in mezzo ai corridoi come se nulla fosse e aspettava il lavoro, senza andargli incontro. Cercava di esprime antipatia, di piacere il meno possibile, lasciando il compito più difficile agli altri. Infastidendoli. In questo modo, semplice ed originale, Vito Manile era diventato schifosamente ricco e come se non bastasse si era trasformato persino in una specie di leggenda metropolitana.
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Il gioco delle galline

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Non avevamo mai realizzato che il gioco potesse fare male a qualcuno. Erano anni che con i miei fratelli si passava il tempo a quel modo, faceva comodo a papà. Io, Pietro, Arturo e Tommaso. Qualche volta anche Filippo il piccolino, che di solito ci faceva da palo. Si giocava il lunedì, o al più tardi nel martedì pomeriggio, generalmente quando gli amici di famiglia si facevano vedere per il fine settimana. Mamma non ne doveva sapere niente. La parte divertente era far cantare le galline, senza che lei se ne accorgesse. Leggi tutto “Il gioco delle galline”

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