Facebook sarà la nuova piattaforma di streaming in abbonamento

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Facebook a pagamento, per contenuti Premium.

No, niente bufala o catena di Sant’Antonio… ma una teoria che potrebbe avere senso oggi più che mai.

QUANTO CONOSCO IO FACEBOOK?

Gestisco una ventina di pagine su Facebook: di alcune sono il creatore, di altre sono più che altro un consulente sia in fase di lancio che di mantenimento.

Quella più importante è sicuramente Viva gli anni 90, la prima pagina in Italia sul tema (per darvi un’idea dei numeri: +1.300.000 fan, crescita costante di +45.000 al mese, copertura organica di +10.000.000…).

Numeri interessanti e confortanti, fino a qualche giorno fa.
Ma ora le cose sono cambiate e c’è grande incertezza.

FACEBOOK PIGLIA TUTTO

FB ha oggi 1.4 MILIARDI di utenti registrati e 2.13 MILIARDI di utenti attivi al mese (più info qui) ed è in assoluto il primo Social Network al mondo:

Statistic: Most famous social network sites worldwide as of January 2018, ranked by number of active users (in millions) | Statista
CHE COSA E’ CAMBIATO ORA?

Poco più in alto ho scritto che qualcosa è cambiato e si vive nell’incertezza.

Ebbene sì, chi ha una pagina deve sapere che ci sono stati importanti cambiamenti: Facebook ha messo in pratica quanto annunciato settimane fa.

CAMBIATO IL CALCOLO DELLE PERSONE RAGGIUNTE

Prima raggiungevi 100 persone, ora ne raggiungi 80.
E’ cambiato il calcolo della copertura organica (ovvero il numero di persone che raggiungete con i vostri post) rendendolo più “vero”.

Per intenderci, prima FB contava come visualizzato anche un post che semplicemente compariva nella bacheca degli utenti, ma ora lo conta solo se davvero visualizzato.

I dati che ora si vedono sono quindi più bassi di prima, ma più realistici.

E’ CAMBIATO IL BASTARDISSIMO ALGORITMO

Il cervello di Facebook non è più lo stesso: quello che decide cosa fare vedere sulle bachece degli utenti, a chi e dove, ora ragiona diversamente!

Su Facebook ci sono milioni di pagine, in continua crescita e ci sono sopratutto quasi 1 miliardo e mezzo di persone.

Vi siete mai chiesti come FB decida cosa farvi vedere?

Sarete anche voi dell’idea che se vi mostrasse tutti i post dei vostri amici,  delle pagine di cui siete fan e dei gruppi a cui siete iscritti, la vostra bacheca sarebbe un delirio di migliaia di post sconnessi.

Per questo c’è un algoritmo che “dosa” un po’ di questo e un po’ di quello: è un sistema estremamente complesso che vi mostra, conoscendovi, i post più rilevanti (in base alla vostra localizzazione, interessi, umore, ecc…).

Per le pagine, fino ad ora, c’era una leggenda piuttosto veritiera che diceva che i post raggiungessero minimo il 2% dei fan.

Quindi: hai 1 milione di fan -> il tuo post riceve minimo 20.000 persone. Poi se è particolarmente coinvolgente ed apprezzato, può raggiungerne anche milioni con like e condivisioni.

Facebook ha sempre premiato di più la qualità dei contenuti piuttosto che la viralità nuda e cruda.

Ora semplicemente non è più così, in particolare con i link esterni: se pubblichi un link esterno (al tuo sito magari) ed hai 1 milione di fan, può succedere che lo vedano solo in 2 o 3.000.

Lontanissimo dai numeri di prima!

SI TORNA ALLE ORIGINI

Bene.
Da questo momento abbandono i dati oggettivi ed inizio a darvi delle interpretazioni di cosa stia succedendo e dove ci porterà.

Vi sarete accorti anche voi che usare Facebook negli ultimi anni non è più divertente.
Zuckerberg l’ha detto: si vuole tornare ad avere l’utente al centro, con i suoi cari e la sua famiglia più vicini.

Quello che stava mancando sempre di più in una piattaforma dove le pagine come la mia stanno crescendo in maniera esponenziale, creando veri e propri business a discapito dell’esperienza utente.

L’ha fatto intendere proprio in occasione del 14° compleanno di FB:

Non è più la piattaforma che io ho scoperto nel 2008, dove la connessione tra gli utenti e la condivisione personale erano tutto. Ok, anche noi non siamo più quelli di allora ed abbiamo più esperienza e cinismo, ma in fin dei conti… non ci confidiamo più su FB.

Ci sfoghiamo, urliamo, ci indigniamo, ma non siamo più intimi.
Anzi spesso lo usiamo per noia.

E, secondo me, tutto questo fa paura a Mark. Perché da qui a perdere il timone della nave è un attimo.

Ed allora cosa è stato fatto? Le pagine stanno perdendo la loro forza (ve lo posso assicurare portando la mia testimonianza): ad essere incentivati sono i post delle persone e delle attività locali.

Il cambiamento è progressivo ma è già in atto.

COSA SUCCEDERA’

Stiamo sempre viaggiando sulla nave della mia fantasia, sia chiaro. Sono scenari possibili, ma non certi.

VIDEO

Sono tante le compagnie interessate all’enorme successo di Netflix nel mondo dello streaming video: è in questo settore che girano i big-soldi. Lo dimostrano gli investimenti di Apple o anche di Disney che prossimamente lancerà una sua piattaforma privata in cui vedere i suoi film (Marvel, Star Wars, Pixar, ecc…).
Si parla di servizi con 50.000.000 di abbontati paganti ciascuno.

Avete notato l’enorme miglioramento che c’è stato nella piattaforma video di FB? Sempre meglio indicizzati, proposti e presentati… e sempre più spesso si nota qualche annuncio pubblicitario in pre-roll (prima che parta il video)

Negli USA FB ha lanciato ad Agosto 2017 Facebook Watch: contenuti video realizzati da alcuni partner selezionati che producono serie TV originali (vi ricorda qualcuno?) da guardare gratuitamente.
FB ed i partner si spartiscono le entrate pubblicitarie rispettivamente al 45 e 55%. FB ha messo a budget 1 miliardo di $ per produrre spettacoli nel 2018!

Si parla di entrate previste entro il 2022 di 12 miliardi di dollari.

MUSICA

Spotify è il capofila dello streaming musicale. Insieme a lui ci sono colossi come Apple, Tidal, Deezer, Pandora, ecc… Anche qui girano tanti soldi, anche se Spotify ha il bilancio in rosso e dovrebbe approdare in borsa alla ricerca di capitali.
Parliamo di decine di milioni di abbonati che pagano per ascoltare la musica.

E FB ha appena chiuso un nuovo accordo per le licenze musicali con la Warner, dopo aver fatto lo stesso con Sony e Universal. l’ha fatto per non aver ripercussioni per l’uso della musica nei video caricati dagli utenti. Ma potrebbe non essere proprio solo per quello.

NOTIZIE

E’ notizia ormai vecchia quella dell’accordo con diversi editori per fare in modo che gli utenti possano leggerne gli articoli previo abbonamento.

Proprio l’ultimo punto legato alle notizie ed all’abbonamento mi ha fatto ragionare qualche giorno addietro.

CHI CI PERDE

Diverse persone coinvolte nel business delle pagine si dicono molto preoccupati degli scarsi risultati che stanno ottentendo: i banner non macinano, i soldi non arrivano.

Sono incazzati neri e pensano che così non si possa andare avanti. Che Facebook debba tornare indietro per non perdere gli investimenti pubblicitari.

Ci sono due tipologie di gestori di pagine: quelli che investono e quelli che non investono in pubblicità su FB. E questi ultimi non sono esattamente i preferiti da Mark…

Quelli che ci stanno perdendo sono i parassiti“, coloro che hanno goduto fino ad oggi dei vantaggi che dava la piattaforma così impostata. Se avevi una pagina ben avviata potevi davvero fare il bello ed il cattivo tempo. E guadagnare dei bei soldi, believe me.

Ora non più: le pagine che condividono link che rimandano a siti carichi di pubblicità non stanno facendo i numeri di prima e quindi niente guadagni.

Loro (e ci metto anche le mie pagine nel momento in cui non investo in pubblicità) sono quelli che non portano alcuna entrata a Facebook e, per assurdo anzi, ne penalizzano l’usabilità.

Sono quelli che ti fanno dire “Facebook è diventato una merda piena di spazzatura e spam“.

Ma se paghi e fai pubblicità, hai comunque gli stessi ottimi risultati garantiti di sempre. Perché non sono certamente scemi e l’advertising è ancora la prima fonte di entrate.

ORA UNIAMO IN PUNTINI

Come “Daniel San” ne “Il ragazzo dal kimono d’oro“, vi ho fatto mettere e togliere la cera parlandovi di un sacco di cose apparentemente scollegate tra loro… ma vedrete che tutto assumerà un senso.

Quindi:

  1. Facebook ha 1.4 miliardi di utenti, oltre 2 attivi al mese
  2. FB ha sistemato il conteggio delle persone raggiunge: chi fa pubblicità ha dati più reali e sensati
  3. E’ cambiato l’algoritmo: le persone tornano ad avere un social più incentrato sulla persona e sui suoi interessi. Più pulito, leggero, utile, divertente.
  4. I soldi veri stanno arrivando dagli abbonamenti: musica, notizie, video
  5. FB ha concretizzato una piattaforma video solida che ha surclassato Youtube
  6. Facebook Watch è già realtà e porterà enormi investimenti pubblicitari
  7. FB ha stretto accordi con le maggiori case discografiche e presto anche con le Indie

Immaginate ora che Facebook decida di entrare nel mondo dello streaming musicale (creando da zero la piattaforma o, che so, decidendo di acquistare Spotify per esempio), delle serie TV e delle news dai maggiori quotidiani.

Immaginate che possa offrire una formula freemium già rodata da altri: free ma con pubblicità e qualche limitazione, premium per avere molto di più.

Magari con diverse formule di abbonamento: solo musica, solo video, solo news o tutto insieme con costi molto simili a quelli già esistenti (ma perché non più vantaggiosi?).

UN NUOVO MODELLO DI BUSINESS

E’ qui che volevo arrivare: Facebook può oggi scegliere di dipendere sempre meno dagli investimenti pubblicitari e puntare su un nuovo modello basato sugli abbonamenti.

L’esperienza di chi ‘ha preceduto in questo campo è stata significativa per capire dove spingere e quali errori invece evitare, ma soprattutto per capire che l’audience è ormai matura. E’ pronta per pagare.

Facebook ha tutte le carte in regola per evolversi, per cambiare e diventare qualcosa di nuovo in un mondo che ha già dimostrato di apprezzare i contenuti offerti in abbonamento.

Ed anzi ne ha bisogno come non mai, perché si sono accorti che la strada che si era imboccata portava sempre più lontani dall’idea di social che ne ha fatto la fortuna.

Persone e contenuti al centro, avendo il pieno controllo di quello che viene pubblicato.

Io, da utente, apprezzo questo nuovo schema (un po’ meno da gestore di pagine, ma è forse arrivato il tempo che vengano ridimensionate) e anzi non vedo l’ora di assistere a qualcosa di nuovo.

Ora non resta che aspettare e vedere se questa mia previsione si dimostrerà tanto lontana dalla realtà in un prossimo futuro.

Quando? Secondo me presto, entro massimo un paio di anni (2020).
Voi cosa dite?

Pìs!

Ehi, cosa ne dici di condividere:

OPAS è… BENESSERE ANIMALE?????!!!

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Ho revisionato questo articolo diverse volte. Prima era lungo. Troppo. E quindi sintetizzo.

In radio passava a Dicembre uno spot di una fino-ad-allora-a-me-sconosciuta organizzazione denominata OPAS.
OPAS è l’acronimo di Organizzazione Prodotto Allevatori Suini.

Lo spot diceva che la carne proveniente dai loro allevamenti era di animali non sottoposti all’uso indiscrimato di medicinali e vaccini… e che quindi era sicura parlando espressamenre di “benessere animale” e rispetto per la salute dell’uomo.
BE-NES-SE-RE-A-NI-MA-LE

Non metto in discussione la serietà dell’azienda (ci manca solo una querela), quanto il messaggio tramesso.
Perchè ok che sono vegetariano da 3 anni abbondanti, però dobbiamo tornare a misurare le parole e le azioni con più oggettività. Ed io sono oggettivo, in quanto ex onnivoro e per nulla invasato o estremista nella sua decisione.

Nello spot si fa riferimento al “benessere animale”, che sul subito pare una vera figata. Insomma, un valore importante, no?
Sul sito sito lo spiegano così sintetizzando il concetto in alcune libertà:

  • Libertà dalla sete, fame e malnutrizione, mediante facile accesso ad acqua fresca e pulita ed adeguata alimentazione che garantisca piena salute e vigore;
  • Libertà dal disagio, mediante la predisposizione di un ambiente appropriato alla specie, con adeguati ripari e aree di riposo confortevoli;
  • Libertà dal dolore, ferite e malattie, mediante prevenzione e rapida diagnosi e trattamento;
  • Libertà di esprimere comportamenti normali, mediante la predisposizione di spazi sufficienti, strutture adeguate e contatti sociali con animali della stessa specie;
  • Libertà da paura e angoscia, garantendo condizioni di vita e trattamenti che evitino sofferenze mentali.

Quindi, in pratica: viene garantito che i produttori rispettino dei criteri tali per cui gli animali dovrebbero fare una bella vita.
Una vita sana.
Una vita…

UNA VITA?!

Non voglio iniziare una battaglia etica, ma voglio concentrarmi sul messaggio che ci viene passato che ci appanna un po’ la visione della realtà.
I produttori in questione allevano animali da macello e di fatto producono carne per la grande consumazione.
Il loro prodotto è l’animale morto. PUNTO. FINE. 

Notate anche voi un forte controsenso in tutto questo?

[METAFORA-MODE-ON]
“Ti ho messo al mondo facendoti vivere in una progione decorosa per ammazzarti prima che venga la tua ora naturale” a me pare un po’ come dire “te lo metto nel culo, ma nel frattempo ti do un paio di carezze che a me sembrano anche piacevoli”.
Io sto parlando del messaggio, della comunicazione.

Non puoi farmi teneramente pensare ai maialini felici in una fattoria sviando il ragionamento dal fatto che non sono “Babe” e che non razzolano amabilmente nell’aia insieme alle oche ed ai coniglietti.
NON-E’-COSI’.

E’ un messaggio che non sta in piedi! Che non deve stare in piedi: non parlate di valori che non avete!
Dite che la vostra carne è più buona. Che ammazzate gli animali facendoli soffrire di meno.
Ma lasciate da parte l’ipocrisia.

Perché oltre tutto, se non l’avete notato, in questo mare di parole costruite ad arte si fa anche riferimento alla salute umana. All’abuso di medicinali e vaccini. Al fatto che tutti ne fanno uso indiscriminato.
Ed allora, già che magari vi ho svegliato un po’ dal torpore mentale, potrebbe accendersi una lampadina che vi fa preoccupare un po’ di più di che cazzo vi state mettendo nel piatto.

Con affetto… Pìs!!

Ehi, cosa ne dici di condividere:

La nuova (vecchia) TRUFFA del GUADAGNO FACILE

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Articolo disponibile anche in versione audio, così intanto puoi guidare o fare altro e vantarti di averlo letto 😛 (però poi ricorda di lasciare il tuo commento).
[Durata: 5:40 minuti | Peso: 3 MB]

Imperversa su Facebook, ma ora anche su Linkedin, l’ormai pessima moda di essere contattati da perfetti sconosciuti pronti a farci guadagnare “importanti redditi extra“.

La modalità di approccio è sempre la stessa: non sono nella tua cerchia di amici e conoscenti, ti mandano un messaggio privato e ti invitano a rispondere.

Il loro modo è garbato, entusiastico e stranamente misterioso: il giusto mix per incentivare allo step successivo del contatto diretto (ti mandano il loro numero di telefono per puntare ad un successivo incontro).
Sono giovani, molto giovani, che colpiscono per cortesia e per l’idea di professionalità che trasmettono.
Ma attenzione: si sbugiardano dopo pochi messaggi 😉  

Sono stato contattato diverse volte, l’ultima su Linkedin (dove ci si aspetta di avere rapporti seri e professionali): in questo caso Mattia si è posto in maniera un filo troppo diretta rispetto al mezzo professionale che è Linkedin. Questo mi ha fatto fin da subito alzare le antenne:

Perché parlo di truffa? Semplicemente perché queste persone si presentano sì in modo formale e piacevole, ma i loro messaggi sono dei copia-incolla preformattati.
Non sono diretti esplicitamente a voi, ma inviati a un gran numero di utenti dei social network in un semplice sistema di “pesca a strascico”: per la legge dei grandi numeri qualcuno abbocca.
Magari “truffa” è una parola grossa, ma in ogni caso ci siamo capiti: non si tratta di un contatto che arriva per qualche vostro merito, ma solo un messaggio buttato nel mucchio.

Io, che sono parecchio esperto in materia e diffidente di natura, un po’ per curiosità e un po’ per vedere fino a dove ci si spinge in tutto questo, ho provato ad andare avanti in questa pantomima. Per poi scoprire che il gioco è sempre il medesimo:

  1. “vuoi guadagnare un’entrata extra?”
  2. “è troppo complesso da spiegare qui”
  3. “non è il posto adatto per darti informazioni, sentiamoci per telefono”
  4. per finire “dobbiamo incontrarci di persona

A quel punto ho sempre fatto notare che tutto questo sa abbastanza di truffa, o che comunque è poco chiaro e pulito.
E dall’altra parte ho ottenuto un semplice “grazie comunque per il tuo tempo” e nessun successivo tentativo di contatto.
Capite che questo è quantomeno strano?

Questo invece il messaggio di un tal Kevin su Facebook, ricevuto più volte da me ed alcuni miei amici:

Chi mi conosce sa molto bene che la mia risposta naturale all’ultima domanda sarebbe stata “ma vai a fanculo tu e tutta la tua famiglia“. Ma sono stato buonino buonino ed ho risposto con garbo e professionalità (mi sono guadagnato un bel regalo quest’anno, Babbo Natale!).

In questi giorni mi ero chiesto se non fosse il caso di procedere con la mia “indagine” tornando indietro sui miei passi e accettando l’incontro. Così avrei potuto offrire un quadro più chiaro della situazione. Ma in tutta sincerità non ho né voglia né tempo da dedicare a questi signori.

Da un lato vorrei semplicemente ricordare a chi sta leggendo che “nessuno regala niente per niente“, tantomeno tempo, denaro e segreti per il guadagno facile.
Senza dimenticare mai che Internet è il terreno più fertile in assoluto per le truffe. Nel caso qualcuno fosse così folle da dimenticarlo.

Se quindi da un lato io mi sento tranquillo (perché sono uno di quelli che molto difficilmente vengono fregati in quanto mi documento molto quotidianamente), la mia vera paura è per quelli “più deboli online”, pronti a fare di tutto per guadagnare qualche soldo in più.
Perché c’è gente davvero disperata.

ED ALLORA ECCO IL PERCHE’ DI QUESTO ARTICOLO: NON PERMETTO CHE QUALCUNO SI FACCIA I SOLDI SULLE OSSA DI CHI STA MALE DAVVERO

Ne approfitto così per chiedere a voi se vi sia mai capitato di andare più avanti di me nella questione e di capire dover portano questi messaggi.

Schema ponzi? Vendita online? Acquisto di qualche super minchiata che a vostra volta dovete sbolognare a qualcuno (stile gli integratori o i prodotti per la casa che ormai tutti conosciamo)?
Commercio clandestino di organi?

Se ne avete notizia, parliamone sia qui sotto nei commenti che nella mia pagina di Facebook o su Linkedin.
Vi aspetto.

Pìs!

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Intelligenza Artificiale, robottoni e futuro: per Putin siamo nella me**a!

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Il mondo sta cambiando.
Porca miseria se sta cambiando. E molto più in fretta di quanto possiamo immaginare!
No, non è che mi sono appena guardato allo specchio notando le prime rughe d’espressione (che da voci di corridoio sono molto “sexy”: Sean Connery, “ghimmifaiv“!).

Il discorso è che la “fantascienza di ieri”, oggi è già storia.

L’Intelligenza Artificiale è il futuro, non solo per la Russia, ma per tutto il genere umano. Porta enormi possibilità, ma anche minacce che sono difficili da prevedere. Chiunque diventa leader in questo ambito diventerà il sovrano del mondo.

Queste parole le ha sparate il presidente russo Vladimir Putin, aggiungendo

Sarebbe altamente indesiderabile se qualcuno conquistasse una posizione di monopolio

Ahi ahi ahi!

Stiamo parlando di IA, Intelligenza Artificiale, ovvero di macchine con cervelli digitali sempre più potenti, performanti e… indipendenti.
Nel nome del progresso, del benessere dell’uomo e di semplificare lavori complessi nella vita di tutti i giorni.
Sì, immagino abbiate notato fin da subito una punta di ironia nel mio tono.

Nike Auto Lace, ve le ricordate?

Vi capita mai di chiedervi se i film di fantascienza abbiano l’ingrato compito di predire il futuro o di ispirarlo?
A me pare che in genere sia la seconda ipotesi, tipo la Nike che ha prodotto di recente le scarpe auto-allaccianti viste nel film “Ritorno al futuro“.

Così, dato che diversi film sono stati fonte di ispirazione per tante cose che ora esistono davvero, io ho il timore che anche la visione apocalittica di alcuni di alcune pellicole non sia poi così lontana dalla realtà. Perlomeno è plausibile.

In pratica, parafrasando Putin: “siamo nella merda“.
O comunque ci stiamo lentamente adagiando in una montagna di letame.

Giusto per capirci

Per darvi l’idea, ecco un paio di notizie di qualche giorno fa. Notizie che passano spesso in secondo piano nei TG, ma che invece si collocano molto bene nel contesto di questo articolo.

La prima arriva dalle Hawaii dove si stanno portando avanti seriamente a proposito del rischio del progressivo “furto” di lavoro da parte dei robot: la soluzione sarebbe il reddito di cittadinanza, finanziato dalle associazioni filantropiche fondate dagli stessi imprenditori tecnologici (responsabili per l’appunto della perdita di posti di lavoro).
Quindi: non hai più il lavoro, ma ti viene garantita un’entrata in modo che tu abbia di che vivere (sì, tipo il M5S). [Fonte HDBLOG]

Invece Facebook, che sta investendo molto in progetti di AI (Artificial Intelligence, in Italiano “intelligenza artificiale”), AR (Augmented Reality, cioè realtà aumentata) e VR (Virtual Reality, Realtà Virtuale), pare stia lavorando tra le varie cose per creare dei “botvirtuali che non solo risponderanno in automatico alle richieste degli utenti, ma con addirittura un volto umano ed espressioni sempre più realistiche. [Fonte Webnews]

E quindi, se come me vi divertite ogni tanto ad insultare il vostro assistente virtuale, probabilmente in futuro capiterà che assumi un’espressione incazzata (e non escludo un dito medio)!
Ffffuuucckkk: che goduria sarà far incazzare un robot che a sua volta si incazzerà!

Ma fermarsi a questo è ovviamente riduttivo: queste reazioni le troveremo poi in qualsiasi interfaccia robotica (hardware e software) che dovrà entrare in empatia con l’uomo.
Enormi guadagni quindi per Facebook, che sta oltretutto affidando  all’intelligenza artificiale la mappatura dell’enorme numero di contenuti pubblicati, la loro moderazione, censura ed ora anche la ricerca.

Quindi: investire nello sviluppo dell’IA significa già da ora garantirsi un posto in prima fila sotto alla pioggia di soldi che arriveranno. E arriveranno, di sicuro!

Scuole di pensiero

Tornando all’IA, in materia ci sono alcune scuole di pensiero, ma sostanzialmente le “squadre” che si affrontano in campo sono 2:

  1. chi pensa che si debba da subito tenere sotto controllo lo sviluppo dei super-computer perché si rischia di perdere il controllo (con epiloghi in stile “Terminator” e “Matrix”)
  2. chi invece sostiene che non sia il caso di inutili allarmismi e che semplicemente il progresso stia seguendo il suo sviluppo naturale, senza pericoli né imminenti né più in là nel tempo.

Tra i giocatori più in vista delle due squadre abbiamo Elon Musk (incredibile visionario, papà di aziende milionarie come Paypal, Tesla, SpaceX, Hyperloop, SolarCity…) il quale avverte che lo sviluppo incontrollato dell’IA sia già da ora un pericolo da contenere per evitare scenari apocalittici soprattutto in ambito bellico; dall’altra parte della barricata invece c’è ad esempio Mark Zuckerberg, inventore di Facebook (tra gli uomini più potenti al mondo), con una visione più pacata e rassicurante per il futuro.
I due hanno amabilmente bisticciato sui social mantenendo ognuno la propria posizione.
Che matti!

E poi ci sono i politici. Porcaputt*** i politici!
Mentre in Italia probabilmente stanno ancora cercando la presa di corrente per accendere lo spirito innovativo (ed il cervello), in Paesi un filino più avanzati tecnologicamente la disputa è più che mai attiva.

Il fatto che Putin in Russia ammetta liberamente che lo sviluppo dell’IA non sia da sottovalutare deve farci pensare. Sono commenti che normalmente il presidente russo non farebbe così apertamente. C’è preoccupazione. No, ma davvero: c’è n’è a chili!

Le Nazioni più importanti del pianeta lavorano sull’IA seriamente da molti anni, con investimenti oggigiorno da capogiro.
E tutto questo non per rendere il vostro SIRI capace di raccontare barzellette o dirvi dove si trova la pizzeria più vicina, ma per proiettarsi verso la gestione di un mondo che diventa sempre più digitale.
O che probabilmente già ora è così irrimediabilmente digitale e dipendente dalla tecnologia che… siamo fregati.

L’universo economico, politico, militare, sanitario, le telecomunicazioni e tutta la viabilità si inginocchieranno un domani di fronte a chi avrà in mano le chiavi dell’Intelligenza Artificiale.
E vista da questo punto di vista la cosa non mi entusiasma per niente.

Siamo sicuri che si possa rimanere a lungo padroni di una intelligenza che, anche se sintetica e creata dall’uomo, ha capacità infinitamente superiori alle nostre?

“Ma ammé chemmenefrega ammé?”

E’ ovvio che noi comuni mortali in genere abbiamo una visione semplificata della questione: parliamo di IA quando abbiamo tra le mani un joystick e giochiamo a “FIFA” o “Call of duty”, oppure quando dobbiamo chiacchierare con l’assistente vocale di Apple, Google, Amazon o Microsoft.
Ma c’è molto, molterrimo di più.

Da queste poche righe state capendo che l’IA, come dice Putin, è qualcosa di così vasto e già radicato nella nostra società che davvero tra pochi anni deciderà le sorti del mondo intero.

Ed allora capite che le auto a guida autonoma (ci si stanno fiondando TUTTI!), i super computer per il calcolo quantistico, le previsioni meteo, le startup che propongono telecamere intelligenti senza bisogno di cameramen, i droni volanti che riconoscono il soggetto e lo seguono, le reti neurali… sono tutte facce più o meno complesse della stesso futuro.

Un futuro che nei film di fantascienza anni 80 e 90 sembrava lontano anni luce, ma che oggi è bello che pronto.
Il problema è che il connubio “denaro + corsa al monopolio + desiderio di superare i confini umani + ‘celodurismo‘ degli ingegneri” non fa presumere niente di buono.

Come la vedo io?

Il visionario Elon Musk

Io, personalmente, la vedo come Musk: servono delle leggi, serve uno sviluppo comune, serve una base sicura su cui sviluppare senza rischi e bisogna mettere dei paletti da non superare (anche se ho il terrore che abbiamo già raggiunto un punto dal quale non si può più tornare indietro).

Probabilmente ho visto troppi film di fantascienza dove le macchine, una volta realizzata la loro schiacciante superiorità, capiscono che possono fare a meno della razza umana.

Sarò un filo catastrofista, ma non vedo l’utilità di creare “nel nome del progresso” un’intelligenza più cazzuta della nostra, che si può annidare in qualsiasi angolo digitale della rete, che un domani potremo non riuscire più a spegnere o eliminare, che può crescere esponenzialmente e decidere delle sorti del mondo intero in un secondo (ospedali, aeroporti, attacchi militari, nucleari).

Per capirci: quando l’IA sarà abbastanza intelligente da decifrare i misteri dell’universo e curare le malattie dell’uomo, dubito che condividerà tutto questo con noi.
Ed allora limitiamoci a sfruttare la potenza di calcolo delle macchine, senza per forza accendere quella “scintilla” in grado di creare una vita sintetica e super-mega migliore di noi.

E’ come se lì avanti ci fosse un burrone e noi ci stessimo dirigendo con l’auto in folle giù da una discesa proprio in quella direzione.
Prendendo sempre più velocità da non riuscire più a fermarci.

E quindi?

Solo a me questo fa paura?

Quanto abbiamo bisogno di questo “benessere”?
Quanto ci costerà domani ogni singolo passo in avanti nello sviluppo dell’IA?
A quali rischi ci stiamo esponendo e quand’è il momento di fermarsi?

Perché un domani potremmo essere noi i simpatici animaletti da compagnia o gli schiavetti di qualcuno-qualcosa per noi a quel punto irraggiungibile.

Non possiamo né dobbiamo fare finta di niente: al di fuori degli enormi guadagni di pochi, il resto è interesse comune. Dell’intera umanità.
E poi io non ho per niente voglia di trovarmi un domani in guerra contro dei robot con le sembianze di Arnold Schwarzenegger.

L’ignoranza non è ammessa: bisogna sensibilizzarsi sull’argomento, senza allarmismi catastrofici, ma con oggettiva preoccupazione. Guardare dall’altra parte è da miopi ed irresponsabili, perché potremmo un giorno superare la soglia di non-ritorno.

Ed allora ci chiederemo, fustigandoci, se è davvero valsa la pena di andare così tanto avanti con quella cazzo di auto verso quel cazzo di burrone.

Pìs!

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Se Facebook lo usi così… probabilmente stai sbagliando

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Articolo lunghino, meglio da ascoltare!
Ed infatti è disponibile anche in versione audio, così intanto puoi guidare o fare altro e vantarti di averlo letto 😛 (però poi ricorda di lasciare il tuo commento).
[Durata: 9:52 minuti | Peso: 7 MB]


Ah, i social network, croce e delizia dell’età moderna.
Facebook è il numero 1 indiscusso, ma tu sei sicuro di saperlo usare? Perché, anche se non c’è una vera e propria guida per l’utilizzo (che farebbe comodo), voglio fermarmi a farti notare alcuni comportamenti che probabilmente avrai notato o addirittura tu stesso hai tenuto sulla tua bacheca.
OR-RO-RE!

Sia chiaro, anche io non sono immune da errori, anzi!
Ma dopo anni e anni direi di poter dire la mia. Fai tesoro di qualcuno di questi punti o, se preferisci, cestina tutto.

Ok, vediamo un po’ di comportamenti davvero insopportabili e, alla fine, datti un voto. Tu, da solo, senza nessuno che ti giudichi davvero.

Sarò breve, promesso, ma se ti rompi vai alla fine dove sintetizzo tutto in un paio di frasi.

Cos’è Facebook

Prima una riga su Facebook: è un sito, un portale, dove condividere pensieri, idee e più in generale momenti di vita. Semplice, no? Ma forse questa definizione, che è quella che tutti abbiamo in mente, ha permesso qualche equivoco di troppo.

Cosa non è

Non è il bidone della spazzatura. Perché proprio la sua connotazione di social deve farvi capire che niente di quello che mettete online, non solo su Facebook, è mai davvero privato. Tutto è più o meno pubblico, e ci sono conseguenze per quello che fate.

Quindi non riempitelo di immondizia, perché la vostra immagine sarà esattamente lo specchio di quello che pubblicate. La vostra digital reputation parte proprio da qui (e non è un segreto che i recruiter scandaglino le pagine Facebook dei potenziali candidati per un posto di lavoro).

I miei “comandamenti”

Pronti, partenza, via:

Al mondo intero, o nello specifico ai tuoi amici, importa davvero quello che vuoi dire? Ne sei sicuro? Che hai fatto la cacca o hai fame? Pensaci bene… A te importa saperlo di qualcun altro? E se sì (comunque mi preoccuperesti), immagino ti possa interessare di un paio di tuoi amici e non tutti i tuoi contatti. In quale percentuale i tuoi post “leggeri” devono interessare agli altri?

Se sei tra quelli che stupidamente commentano: “io non scrivo per gli altri”, “se non gli interessa possono evitare di leggere” e cose simili allora devi sapere che non hai capito niente. Quindi rendi il tuo profilo privato, cancella tutti gli amici e usalo come diario, anche se ti consiglio di comprarti una Moleskine e cancellarti da Facebook per evitare di regalare big data a Facebook & co. Non hai capito cosa sia internet, non sai cosa siano i social e secondo me avresti bisogno di un corso per imparare ad usarli. Stai riempiendo la tua bacheca è quella degli amici di spazzatura, bravo!

Non metterti nudo in piazza. Per farti capire meglio cosa sia Facebook immagina di essere in una piazza, ad esempio San Marco a Venezia, in cui tu sei al centro con centinaia di persone che ti fissano in mezzo ai piccioni. A loro parleresti della cacca? Ehi, Facebook è esattamente la stessa identica cosa! Tutto quello che scrivi è in piazza!

Non usare Facebook per noia. Esempio: hai un momento libero, non sai cosa fare… Vedi la tua bacheca (o peggio ancora la pagina) bella immacolata e… anche se non sai cosa scrivere, decidi di creare il tuo famoso post sulla cacca… Wow! E…? Il mondo ora è un posto migliore?

Sicuro che sia il posto giusto per sfogarsi?
Ci sono sfoghi e sfoghi… Se vuoi denunciare un problema comune, un disagio condiviso, allora sì: un disservizio del comune dove abiti, un atteggiamento deprecabile di un ristoratore, un operatore telefonico… Questo in genere funziona molto bene.
Ma lamentarsi di cose troppo personali poche volte porta a qualche risoluzione.
Un like o un commento non sono delle vere pacche sulle spalle e non aiutano a venirne fuori.
Meglio alzare il telefono e vedersi con un vero amico con cui scambiare due parole di persona. Perché chi si lamenta una volta poi tende a farlo spesso, dando quell’immagine di sé (posso farvi un elenco di centinaia di “amici” così poveri di idee da saper solo lamentarsi).

La sagra delle ovvietà: immigrati (per cortesia, basta chiamarli “migranti”! Impariamo l’italiano suvvia!), politica, lavoro, onnivori VS vegani, religione (diventano tutti Cristiani Docg quando serve, tra una bestemmia e l’altra, vero?), cambiamenti climatici…
Volete essere un po’ originali ogni tanto? Ed allora cambiate registro!

Non spurgare il tuo cervello nella bacheca: i rifiuti cerebrali urlali nello sgabuzzino delle scope, non in Piazza San Marco. Per il tuo pubblico usa devi usare poche idee, ma buone.

Evita i litigi online. Quasi mai si risolvono, anzi come una valanga rischiano di diventare ancora più grandi. Dimostra a te ed al mondo di essere adulto: 9 volte su 10 fari un’ottima figura (ed incazzare ancora di più il tuo rivale, eh eh!).

Non sentirti in obbligo di scrivere o intervenire: “non potevo starmene fuori dalla discussione” è una stronzata grossa come il tuo ego. Vivi sereno ed immagina le conseguenze di cosa stai per scrivere.

A tal proposito: non tutti sono fatti per scrivere. Grammatica, punteggiatura, coerenza… Per molti sono argomenti da imparare da zero. C’è chi è nato per correre, chi per cantare, chi per fare gare di rutti e chi ovviamente per scrivere o argomentare pensieri. Torna indietro alla tua gioventù e ricorda come a scuola i tuoi professori valutavano le tue capacità di argomentare pensieri. Io avevo la media del 9 se te lo stessi chiedendo. Ehi, non significa che non devi scrivere, ma solo che devi pensarci 1.456 volte prima di farlo e con molta attenzione. Facciamo un accordo: pubblica un solo post davvero divertente e interessante e poi foto o video. Limitiamo i danni della “penna”.

Se mi tagghi in un post che davvero mi interessa mi fai piacere. Se diventa un’abitudine inizi a rompere le palle. Se lo fai per rastrellare like sei un poveraccio & rompipalle. Fine della questione.

Succede una tragedia: chi ha deciso che tu sei l’opinionista televisivo esperto mondiale in materia? Devi proprio scendere nudo in piazza a dire come tu salveresti il pianeta? O scatenare ridicole polemiche che tra mezz’ora dimenticheremo tutti? Pensi sia questione di vita o di morte che il mondo sappia che tu sai riconoscere i terroristi da 10 Km di distanza ad occhio nudo? O peggio che per te tutti, tranne pochi intimi, sono terroristi? Ricorda che è meglio fare la figura di merda faccia a faccia con un amico al bar piuttosto che nudo in Piazza San Marco davanti a tutti

Questa sembra un’ovvietà, ma molti proprio non ci arrivano: tua mamma compie gli anni, oppure è la festa della donna. Due esempi concreti che ho in gola da così tanto tempo…
Dimmi: a cosa cazzo serve un post tipo “auguri alla mamma più bella del mondo” o “auguri a tutte le donne anche se tutti i giorni dovrebbe essere la festa della donna”? Te lo dico io, senza che ci giriamo intorno: a darti il tuo breve, triste e sfigato momento di gloria con like e commenti facili. Utile come un cappotto in spiaggia a ferragosto.
Probabilmente tua mamma non ha neanche Facebook! Gli auguri si fanno di persona se ci tieni, mentre se fatti a “tutte le donne”… lasciano il tempo che trovano? PS: non è un pensiero così originale dire che le donne sono speciali, credimi. Non basta dirlo su Fb una volta all’anno per far credere che lo pensi davvero.

I tuoi hashtag hanno rotto un po’ le palle, #sallo. A volte sono simpatici, ma non tirare la corda. Non per altro, ma ti racconto il segreto di Pulcinella: su Facebook non servono ad una fava. Usali su Twitter o Instagram, ma qua no.

Non essere patetico per elemosinare like. Rileggi tutto quello che ci siamo detti sopra ed evita di sputtanarti in piazza San Marco.
Non conosci posti migliori per parlare dei tuoi problemi personali? Dai cazzo.

Ok, basta

Sarei andato avanti ancora un po’, ma mi sono reso conto che sono andato ben oltre a quello che mi aspettavo. Troppo lungo! Però sufficiente per dare qualche consiglio prezioso.

Dio solo sa quanto desideri che anche solo l’1% dei miei amici mettesse in pratica qualcuna di queste considerazioni prima che io lo elimini dai miei contatti.

Per concludere: sento molte persone che dicono di volersi cancellare da Facebook. Liberi di farlo, ma prima fatevi un esame di coscienza. Perché come è vero che il 99% dei problemi di un computer si trova tra la tastiera e la sedia, il 99% dei problemi di Facebook è nelle bacheche dei suoi utenti.

Un uso consapevole del mezzo renderà a tutti un po’ più piacevole l’utilizzo dell’invenzione (che vi piaccia o no) più importante degli ultimi 10 anni.

Pìs!

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Licenziamenti facili

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Nel Paese del controsenso si inizia a lavorare pensando di andare in pensione.
Ci si lamenta se non si lavora, ma quando si lavora si pensa inesorabilmente al non lavorare.
E non ci si chiede come il baraccone possa rimanere in piedi ovviamente… o più facilmente si fa finta di nulla.
Ma si pensa a “star comodi” per vivere sulle spalle altrui non appena si presenta l’occasione…

Ecco, trovo piuttosto scontato e stupido che qui ci si opponga al provvedimento sui licenziamenti facilitati per le aziende in crisi, perché il “lavoratore” deve sempre e comunque essere tutelato oltre a tutto ed oltre a tutti…

Schierarsi da quella parte è comodo e utile per alcuni: fa contenta la massa.
Ma questa politica da Stato assistenzialista, garantista, IPOCRITA, vediamo tutti dove ci ha portato fino ad oggi.

E’ ora che la si finisca di schierarsi dove fa comodo e per una volta si cerchi davvero di cambiare mentalità: non girate più la testa dall’altra parte pensando che tanto ci sarà qualcuno che sistemerà i casini. Cercate di capire che alcune cose non vanno e non possono andare (e c’è la storia a dimostrarlo).
Capite anche che si deve lavorare con passione e con amore, senza aspettare tutti i giorni che la giornata finisca o che si raggiunga l’età minima per stare a casa a vivere sulle spalle degli altri. Non ci si deve accontentare, ma si deve fare della propria passione un lavoro e del proprio lavoro una passione. Fino a quando non sarà così voi sarete nel posto sbagliato nel momento sbagliato. E butterete al vento ogni singolo prezioso minuto della vostra vita.

Guardate che è vero… pensateci!

E capite anche che in questo caso il problema non sono i licenziamenti (lasciate da parte teorie complottistiche e pensate che un’Azienda lotta sempre e comunque per tenere in squadra gli elementi più validi), bensì l’impossibilità di investire in questo Paese.

Le aziende sono blindate, non hanno stimoli e interessi ad assumere o a spendere in ricerca e sviluppo.
Non si può creare una nuova attività senza che studi di settore folli e sistemi di tassazione anacronistici e fuori di melone di richiedano di bruciare molto più di quanto si incassi.

Ma in tutto questo i sindacati, i media, i partiti ed i pecoroni ci sguazzano.
E voi?

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Benvenuti in Idiotalia: da 150 anni vi inchiappettiamo con passione!

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Pensavate di averne sentite abbastanza? Ed invece il bello del nostro Paese è proprio l’inventiva. Ed anche oggi ne abbiamo per un po’ tutti i gusti!

Pareva strano che almeno una cosa fosse andata bene: i festeggiamenti dei 150 anni sembravano essere passati lisci lisci…

In realtà, se proprio ne vogliamo parlare, questi festeggiamenti hanno fatto schifo. Nell’anno del centocinquantenario si doveva fare molto di più: partendo dal creare uno spirito patriottico che ad oggi manca fino al cercare forme di coinvolgimento diverse dalle solite vecchiaggini in stile parata militar-politica.

Ed invece tutto come prima: il Festival di Sanremo che celebra alla “bellemeglio” l’evento, qualche altra trasmissione che ci ficca dentro due o tre paroline… e un’infinità di persone che ci mangiano su!
Ma a noi che messaggio è arrivato? Cosa è cambiato? Cosa abbiamo imparato in più?

Rispondo io: NULLA! Anzi… ora si parla ancora più di prima di secessione, di divisione del Pease e palle varie.

Ma dopo aver detto la mia, è finalmente ora di portare qualche numero ai vostri occhi! Perché quando dicevo che in tanti ci hanno mangiato su non ho inventato nulla. E quindi dimenticate qualsiasi ipotesi “edo-complottistica” ed andate a vedere i numeri. Parliamo dei soldi che erano stati stanziati con grande anticipo per arrivare preparati a queste celebrazioni. Denaro destinato al rifacimento o mantenimento di grandi opere, monumenti, musei e tanto altro.
Tanti soldi. Tanto tempo. Pochi lavori da compiere.

Il risultato, secondo voi, qual è stato?
Questo il titolo de “La Repubblica” sul suo sito… e dice già molto:

IL PAESE DELLE INCOMPIUTE. Dovevano essere i gioielli che l’Italia si regalava per i 150 anni della sua unificazione. Grandi opere destinate alla cultura e all’arte: auditorium, palazzi del cinema, musei e teatri; ma anche aeroporti o piste ciclabili. Ora che l’anno dei festeggiamenti volge al termine, tracciare il bilancio dell’operazione è imbarazzante: errori di progettazione, ricorsi e inchieste, costi lievitati fino a triplicare, fondi esauriti”

Ve lo riassumo, invitandovi a leggere QUI l’articolo originale ed a cercare poi eventuali approfondimenti sulla rete.

Grandi infrastrutture. Cantieri aperti. Centinaia di milioni di Euro stanziati. Indagini di corruzione. Casse vuote. Enormi ritardi (parliamo di di anni rispetto alle previsioni). Lavori anche inutili, considerati importanti per il nostro Paese. Soldi deviati su opere non inerenti alle celebrazioni. Ladri. Ladri. Ladri.

Il mio riassunto qui sopra sarà più chiaro se leggerete tutto quello che riguarda questo argomento.
E come potete vedere nulla di nuovo: i nostri soldi sono stati bruciati in opere che mai vedranno la luce o che saranno completate con enormi ritardi.
E chi pagherà per tutto questo? Nessuno probabilmente…

Perché sono tutti pronti ad incularci con multe anche sulle più piccole cagate (vedi quei grandissimi bastardi che mi hanno multato SOTTO CASA MIA per un disco orario che non ha senso di esistere), ma per le puttanate imperiali alla fine non paga nessuno?

Perché?

Quanto ancora dobbiamo tollerare queste porcate?

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Diffondiamo la protesta e l’incazzatura: metti mi piace, condividi e fai un po’ come vuoi!

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Immagine by Makkox su IlPost.it

Come hanno già fatto altri, condivido anche io il messaggio (molto importante) diffuso da Wikipedia.
E’ il momento di finirla: non possiamo lasciare in mano ad incompetenti “infangati” qualcosa di cui nemmeno sospettano il funzionamento.

Ecco… probabilmente quanto ho appena scritto rischierebbe di essere già eliminato dalla rete! Perché d’ora in poi, se passerà il disegno di legge sulle intercettazioni, sarà proprio una gran bella merda!

Da Wikipedia:

Cara lettrice, caro lettore,

in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.

Il Disegno di legge – Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc.

, p. 24, alla lettera a)del comma 29 recita:«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.

Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l’intera pagina è stata rimossa.

Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
Articolo 27

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.

Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all’arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per “non avere problemi”.

Vogliamo poter continuare a mantenere un’enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

Gli utenti di Wikipedia

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Potere temporale

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Ora che la Chiesa finalmente ha detto la sua sulla situazione politica siamo finalmente a posto. Ne sentivamo il bisogno… ora il Governo può finalmente andare a casa in Santa Pace!
Grazie Cardinal Bagnasco!
Thank you (corna alzate verso il cielo con la folla in assoluta adorazione del nuovo beniamino delle masse!)!!
Tutta questa retorica, che in realtà nasconde tutt’altro, mi fa venire la grattarola!

Allora, visto che tutti ormai dicono la loro, aggiungo una mia ulteriore considerazione: “Viviamo proprio in un Paese di Pagliacci!”

Integro una vignetta satirica del buon Albo pubblicata su Esse (http://shockdom.com/open/esse/2011/09/27/ultimora-547-monito-decodificato/), cliccate qui sotto per leggerla.

Ehi, cosa ne dici di condividere: