E ora che anche Cicciolina va in pensione…

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Recupero il filo logico di un articolo di qualche giorno fa.
Ho trovato sul sito “cadoinpiedi.it” un’inquietante conferma di quanto il nostro sistema sia da sempre stato in mano ad incompetenti.
Non solo a livello locale (e qui ci potrei scrivere un’opera in 14 tomi), ma soprattutto parlando di quella che sarebbe dovuta essere “la politica vera e propria”.
La politica che in questi giorni conferma il teorema (nonostante io sia contro la diffusione e pubblicazione delle recenti “intercettazioni” che non producono altro che gossip):

πOTERE=fIGA

Ed ecco i risultato: Cicciolina va in pensione e percepirà un vitalizio da Parlamentare! Avete capito bene: da Parlamentare! Alè-oh-oh! Alèèèè-oh oh!! Figa-ta!

Nulla da togliere a Cicciolina, per la quale mi sento quasi in difetto per tanti bei momenti “passati insieme”… ma questo fa realmente traboccare il vaso (e spaccare i maroni)! Siamo alla beffa, oltre che al danno di questi giorni. Ed è forse il caso che qualcuno, seriamente, prenda dei provvedimenti…

Allora copioincollo l’articolo (qui l’originale) perché penso che descriva al meglio la situazione ed anche il mio punto di vista.

Ilona Staller percepirà una lauta pensione per la sua legislatura in Parlamento. Un privilegio che i politici si sono votati da soli. Mentre la Lega continua ad urlare secessione ma ha tre ministri a Roma che hanno giurato fedeltà. Se fossi un magistrato li perseguirei penalmente

Cicciolina va in pensione, e lo fa da ex parlamentare (venne eletta nel 1987). Basta una legislatura per maturare la pensione da parlamentare. Di che sistema si tratta?

Sostanzialmente funziona come un sistema di privilegi incastrati l’uno nell’altro. Non si capisce per quale ragione i parlamentari devono avere un trattamento pensionistico diverso da quello dei cittadini normali. Un parlamentare mediamente riceve una pensione niente affatto male dopo un mandato di 5 anni, qual è il cittadino italiano che ha una pensione dopo un mandato di 5 anni? Non conosco altri esempi di questo genere. Quindi di per sé già le modalità sono di privilegio e questo privilegio è inaccettabile in un Paese come questo, in una situazione come questa. Diciamo che è sempre stato inaccettabile, ma adesso è diventato troppo evidente. Il caso di Cicciolina è un clamoroso esempio di ineguaglianza. Anzi, direi perfino che è un’offesa al sistema delle qualità e dei valori professionali, di esperienza, di lavoro e di studio. In questi casi si premiano persone che sono arrivate per caso alla ribalta e da questa hanno ricavato vantaggi economici per tutta la vita. I parlamentari hanno stabilito leggi che assegnano loro un privilegio che dura tutta la vita.

Non vanno poi dimenticate le “baby-pensioni”, con gente che va in pensione a 39/40 anni d’età. Forse è stata tirata troppo la corda?

Certo, non c’è dubbio che la corda è stata tirata troppo. Ci sono decine di esenzioni uscite dalla legge, uscite di sicurezza che sono state create sulla base di “do ut des” storici ai quali hanno partecipato in parte anche le organizzazioni sindacali, i partiti, ciascuno dei quali ha cercato di ritagliare sulla fetta pubblica una parte di privilegi per gruppi speciali di cittadini che erano i più tutelati o i più protetti. Questo sistema è l’effetto del voto di scambio, “io ti do un privilegio e tu voti per me”. Gran parte della vita sociale italiana è stata costruita sul malcostume del voto di scambio, in questo caso questo tipo di pensioni in anticipo a età assolutamente incredibili, sono tutti frutti del voto di scambio, sostanzialmente intere categorie sono state privilegiate da determinati gruppi, maggioranze, partiti politici per poter poi guadagnare nel corso della loro vita una serie di vantaggi in cambio di cosa? Del sostegno politico a queste forze, quindi sostanzialmente siamo di fronte a una manifestazione del voto di scambio e della corruzione pubblica divenuta in Italia elemento comune e costante della vita dei cittadini.

E poi c’è Bossi, ministro della Repubblica Italiana, che non perde occasione per parlare di secessione. Ma può farlo un ministro?

Se fossi un magistrato aprirei un procedimento penale nei confronti di queste persone perché hanno spergiurato pubblicamente contro la Costituzione italiana. Se si diventa Ministri si giura fedeltà alla Costituzione, questi signori hanno giurato fedeltà, sono diventati Ministri e ora propongono soluzioni eversive, sono spergiuri e dovrebbero essere processati per tradimenti degli interessi della Repubblica e della Democrazia italiana, se non si fa è perché questo paese è marcio fino alle midolla perché alla cosa del genere grida vendetta per il solo fatto di esistere, tre Ministri italiani che sono sembri di un partito che proclama la secessione, e cioè ripeto che sono dei bugiardi, spergiuri pubblicamente e quindi anche dal punto di vista penale dovrebbero essere perseguiti immediatamente.

Di Giulietto Chiesa – http://www.cadoinpiedi.it/2011/09/19/cicciolina_va_in_pensione_bossi_e_da_processare_per_tradimento.html

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Quelli che non ascoltano anche quando c’è da leggere

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L’altro giorno ero in radio, piacevolmente coinvolto in una discussione legata alle prossime novità della programmazione.

Discutevamo, tra l’altro, anche dell’opportunità appena data di entrare a far parte della squadra: Radio Onda è infatti alla ricerca di figure commerciali (=venditori) per le provincie di Novara, Vercelli e Biella in modo da integrarle nell’attuale formazione.

Chiacchierando è emerso che dei numerosi “curricula” ricevuti (leggasi “-a” al plurale in quanto termine “neutro” latino), la stragrande parte era per tutt’altro: chiesti venditori, arrivati “speaker”, “registi”, “autori” e “dj”.

La famosa “Roma” per “toma” e “lazzo” per “pazzo”… tipico.
Esempio lampante di quando qualcuno, anziché ascoltare, sente quello che vuole sentire… e capisce poco o nulla.

Poi va tutto bene… siamo persone alla mano e ovviamente questo non infastidisce nessuno. Chissà che magari nel mucchio si trovino persone davvero meritevoli di attenzione.
Ma già che ci siamo svelo un arcano mistero: se io chiedo A e tu mi rispondi B… non è che tu stia facendo un ottima impressione 😉

Trovo preoccupante che al giorno d’oggi le persone non solo non ascoltino quando parli… ma anche quando scrivi!

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Perché la cassiere non vestono in tailleur

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Ieri ero in un centro commerciale. Bennet per l’esattezza, anche se la catena ha poca importanza.

Mi chiedevo, mentre facevo la fila per pagare, per quale motivo le cassiere debbano vestire una divisa tanto brutta quanto svilente… Un abito che le rende, almeno ai miei occhi, prive di significato.

Voglio dire: perché io ieri le guardavo e pensavo al loro lavoro in maniera così negativa? Le commiseravo!
Ma perché?!
Stavano forse andando in guerra? No… ma cribbio! Mi pareva quasi che quella schiera di ragazze (tutte donne ovviamente) stesse facendo il lavoro peggiore del mondo… l’ultima spiaggia!

Poi mi sono risposto che semplicemente non avevo mai pensato a quel lavoro come ad un lavoro “normale”.
Al pari quindi di una normalissima segretaria, un parrucchiere, un impiegato o un web-designer.
Loro, quelle sedute dietro ad un bancone bippante, sono delle “semplici cassiere”, poverine… che brutta vita…

NO! Stocaz!

Ma io dico, ed anzi vorrei urlare: lasciatele libere di mettersi un tailleur se lo vogliono!
Date loro delle divise decorose, che le facciano sembrare persone e non schiave-operai.
E vaffanculo, aggiungo pure in chiusura!

E magari, dico magari, sia loro che noi chiuderemo la spesa con un piccolo sorriso in più sul volto.

Forse, però…

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Ah, l’amour!

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C’è un sottile confine tra l’attrazione e la fissazione.
Spesso lo superiamo senza rendercene conto: la fissazione si unisce alla “fettadiprosciuttosugliocchitudine” (pessima malattia) che distorce la realtà e fa vedere o ricordare solo alcune cose di una storia morta prima di nascere.

Troppo spesso non capiamo dei segnali e dei messaggi che ci vengono dati in maniera più o meno evidente.
A volte proprio non li captiamo, altre li schiviamo come in Matrix.

Ancora “sovente” tendiamo a sopravvalutare la persona che ci attrae, la idealizziamo e non capiamo che semplicemente è molto meno di quello che avremmo voluto… e non capiamo che sono in tanti, davvero tanti, che nella vita non sanno quello che vogliono.

Ah, l’amour!

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La truffa è prescritta!

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La notizia è di ieri: lo scudetto del 2006, passato per vie legali dalle mani della Juve a quelle dell’Inter, potrebbe essere riassegnato.
Questo perché, dopo 5 anni, qualcuno ha valutato il comportamento sportivo dell’Inter… tutto tranne che “sportivo”.
LEGGI QUESTO ARTICOLO SU REPUBBLICA, COSI’ TI SPIEGANO BENE LA SITUAZIONE…
Qui in sostanza viene detto, in base alle indagini, che l’Inter (come molti altri) ha pilotato delle partite (l’ho fatta breve). Insomma come la Juve? Non proprio!
Insomma: l’Inter sarebbe colpevole tanto quanto le altre (e quindi come la Juve), ma le accuse sono cadute in prescrizione e quindi CICCIA! Niente retrocessione, niente danni, niente manette, niente esodo di campioni (da Torino ne partirono a camionate)… nulla!

Non voglio una giustizia da “tifoso”… niente punizioni che parifichino la situazione.
A sto punto mi piacerebbe che tutto questo schifoso baraccone, fatto di bilanci falsi, prezzi di giocatori gonfiati, doping, truffe, scommesse e droga venisse fatto chiudere.
Lo sport sano a quanto pare non esiste: prendiamone atto e finiamola di fare finta del contrario!

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Perché siamo vivi

Ehi, cosa ne dici di condividere:

La sofferenza ci rende vivi.
La consapevolezza dell’abbandono ci rende vivi.
L’insicurezza ci rende vivi.
La delusione ci rende vivi.
L’insoddisfazione ci rende vivi.
Il timore della morte ci rende vivi.

Tutto questo e tanto altro ancora ci fa capire di essere al mondo.
Non facciamo della sofferenza la nostra unica ragion d’essere, ma viviamo con la consapevolezza che questi aspetti della nostra vita sono presenti quanto necessari per saggiarne a pieno le mille facce.
Bene, male, ridere, piangere: non c’è un vero confine tra questi elementi, ma un sostanziale scorrere del tempo dove andranno ad impastarsi in qualcosa che siamo soliti chiamare “vita”.

Non c’è una felicità assoluta così come non esiste un’assoluta frustrazione: sta a noi interpretare i messaggi e le opportunità di tutti i giorni, le delusioni ed i successi, consci che siamo solo noi a decidere quanto questa vita ci piacerà. E quando sarà il caso di cambiarla.

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Qualcosa da dentro

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Mio piccolo fiore,

quando sarai cresciuto, sarò lì per raccoglierti e tenerti stretto tra le mie braccia.

Le mie mani nelle tue, vorrei che il mio petto raccogliesse le lacrime sciolte di quando sei triste.

Se il mondo con te è cattivo o non ti capisce, il tuo rifugio, la tua tana sicura sarei io.

Giocheremo insieme e quando ti lancerò in aria, sarà solo per riprenderti dopo pochi istanti, perché anche un solo secondo lontano da te sarebbe una sofferenza mortale.

E le mie spalle forti saranno scudo dal freddo, dal vento e dalla cattiveria stupida della gente.

Per poi baciarti nel modo più dolce e profondo che noi due abbiamo mai conosciuto.

Per capire insieme che siamo la nostra casa, il nostro amore, il nostro mondo.

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Una cosa per volta…

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Ed arriva un momento in cui capisci che è il caso di essere té stésso. Veramente. Fino in fondo.
Che, a costo di diventare una persona spiacevole, devi sméttere di piegarti al volere degli altri perché sai che finiresti per spezzarti un giorno.
Ancora più egoista.
Un po’ meno pavido.

Arriva quel momento in cui ti rendi conto che le parole da sole combinano ben poco.
E che servono i fatti. I fatti veri.
Ed allora prendi tutte le belle frasi riversate negli ultimi tempi e cerchi di analizzarle, per capire fino a dove abbiano un barlume di concretezza e dove invece c’è della forte irrealtà.

Perché una vita fatta di compromessi non è una vita.
E perché è sicuramente mèglio un giorno appagante, con un sorriso sincero e col cuore pieno di gioia, di 1000 altri vuoti.
Compromessi…

Ed ora, quindi?
Ora che mi sono stufato sul serio sarò più spiacevole del solito, ove necessario, e molto, molto più concreto.
Me lo devo e lo devo a chi davvero mi vuole bene.
In troppi, a parole, pare me ne vogliano.
Ma sono sempre i fatti a parlare. I fatti…

Sì, ma quindi?
Beh, una cosa per volta…

Ehi, cosa ne dici di condividere: