Intelligenza Artificiale, robottoni e futuro: per Putin siamo nella me**a!

Ehi, cosa ne dici di condividere:

Il mondo sta cambiando.
Porca miseria se sta cambiando. E molto più in fretta di quanto possiamo immaginare!
No, non è che mi sono appena guardato allo specchio notando le prime rughe d’espressione (che da voci di corridoio sono molto “sexy”: Sean Connery, “ghimmifaiv“!).

Il discorso è che la “fantascienza di ieri”, oggi è già storia.

L’Intelligenza Artificiale è il futuro, non solo per la Russia, ma per tutto il genere umano. Porta enormi possibilità, ma anche minacce che sono difficili da prevedere. Chiunque diventa leader in questo ambito diventerà il sovrano del mondo.

Queste parole le ha sparate il presidente russo Vladimir Putin, aggiungendo

Sarebbe altamente indesiderabile se qualcuno conquistasse una posizione di monopolio

Ahi ahi ahi!

Stiamo parlando di IA, Intelligenza Artificiale, ovvero di macchine con cervelli digitali sempre più potenti, performanti e… indipendenti.
Nel nome del progresso, del benessere dell’uomo e di semplificare lavori complessi nella vita di tutti i giorni.
Sì, immagino abbiate notato fin da subito una punta di ironia nel mio tono.

Nike Auto Lace, ve le ricordate?

Vi capita mai di chiedervi se i film di fantascienza abbiano l’ingrato compito di predire il futuro o di ispirarlo?
A me pare che in genere sia la seconda ipotesi, tipo la Nike che ha prodotto di recente le scarpe auto-allaccianti viste nel film “Ritorno al futuro“.

Così, dato che diversi film sono stati fonte di ispirazione per tante cose che ora esistono davvero, io ho il timore che anche la visione apocalittica di alcuni di alcune pellicole non sia poi così lontana dalla realtà. Perlomeno è plausibile.

In pratica, parafrasando Putin: “siamo nella merda“.
O comunque ci stiamo lentamente adagiando in una montagna di letame.

Giusto per capirci

Per darvi l’idea, ecco un paio di notizie di qualche giorno fa. Notizie che passano spesso in secondo piano nei TG, ma che invece si collocano molto bene nel contesto di questo articolo.

La prima arriva dalle Hawaii dove si stanno portando avanti seriamente a proposito del rischio del progressivo “furto” di lavoro da parte dei robot: la soluzione sarebbe il reddito di cittadinanza, finanziato dalle associazioni filantropiche fondate dagli stessi imprenditori tecnologici (responsabili per l’appunto della perdita di posti di lavoro).
Quindi: non hai più il lavoro, ma ti viene garantita un’entrata in modo che tu abbia di che vivere (sì, tipo il M5S). [Fonte HDBLOG]

Invece Facebook, che sta investendo molto in progetti di AI (Artificial Intelligence, in Italiano “intelligenza artificiale”), AR (Augmented Reality, cioè realtà aumentata) e VR (Virtual Reality, Realtà Virtuale), pare stia lavorando tra le varie cose per creare dei “botvirtuali che non solo risponderanno in automatico alle richieste degli utenti, ma con addirittura un volto umano ed espressioni sempre più realistiche. [Fonte Webnews]

E quindi, se come me vi divertite ogni tanto ad insultare il vostro assistente virtuale, probabilmente in futuro capiterà che assumi un’espressione incazzata (e non escludo un dito medio)!
Ffffuuucckkk: che goduria sarà far incazzare un robot che a sua volta si incazzerà!

Ma fermarsi a questo è ovviamente riduttivo: queste reazioni le troveremo poi in qualsiasi interfaccia robotica (hardware e software) che dovrà entrare in empatia con l’uomo.
Enormi guadagni quindi per Facebook, che sta oltretutto affidando  all’intelligenza artificiale la mappatura dell’enorme numero di contenuti pubblicati, la loro moderazione, censura ed ora anche la ricerca.

Quindi: investire nello sviluppo dell’IA significa già da ora garantirsi un posto in prima fila sotto alla pioggia di soldi che arriveranno. E arriveranno, di sicuro!

Scuole di pensiero

Tornando all’IA, in materia ci sono alcune scuole di pensiero, ma sostanzialmente le “squadre” che si affrontano in campo sono 2:

  1. chi pensa che si debba da subito tenere sotto controllo lo sviluppo dei super-computer perché si rischia di perdere il controllo (con epiloghi in stile “Terminator” e “Matrix”)
  2. chi invece sostiene che non sia il caso di inutili allarmismi e che semplicemente il progresso stia seguendo il suo sviluppo naturale, senza pericoli né imminenti né più in là nel tempo.

Tra i giocatori più in vista delle due squadre abbiamo Elon Musk (incredibile visionario, papà di aziende milionarie come Paypal, Tesla, SpaceX, Hyperloop, SolarCity…) il quale avverte che lo sviluppo incontrollato dell’IA sia già da ora un pericolo da contenere per evitare scenari apocalittici soprattutto in ambito bellico; dall’altra parte della barricata invece c’è ad esempio Mark Zuckerberg, inventore di Facebook (tra gli uomini più potenti al mondo), con una visione più pacata e rassicurante per il futuro.
I due hanno amabilmente bisticciato sui social mantenendo ognuno la propria posizione.
Che matti!

E poi ci sono i politici. Porcaputt*** i politici!
Mentre in Italia probabilmente stanno ancora cercando la presa di corrente per accendere lo spirito innovativo (ed il cervello), in Paesi un filino più avanzati tecnologicamente la disputa è più che mai attiva.

Il fatto che Putin in Russia ammetta liberamente che lo sviluppo dell’IA non sia da sottovalutare deve farci pensare. Sono commenti che normalmente il presidente russo non farebbe così apertamente. C’è preoccupazione. No, ma davvero: c’è n’è a chili!

Le Nazioni più importanti del pianeta lavorano sull’IA seriamente da molti anni, con investimenti oggigiorno da capogiro.
E tutto questo non per rendere il vostro SIRI capace di raccontare barzellette o dirvi dove si trova la pizzeria più vicina, ma per proiettarsi verso la gestione di un mondo che diventa sempre più digitale.
O che probabilmente già ora è così irrimediabilmente digitale e dipendente dalla tecnologia che… siamo fregati.

L’universo economico, politico, militare, sanitario, le telecomunicazioni e tutta la viabilità si inginocchieranno un domani di fronte a chi avrà in mano le chiavi dell’Intelligenza Artificiale.
E vista da questo punto di vista la cosa non mi entusiasma per niente.

Siamo sicuri che si possa rimanere a lungo padroni di una intelligenza che, anche se sintetica e creata dall’uomo, ha capacità infinitamente superiori alle nostre?

“Ma ammé chemmenefrega ammé?”

E’ ovvio che noi comuni mortali in genere abbiamo una visione semplificata della questione: parliamo di IA quando abbiamo tra le mani un joystick e giochiamo a “FIFA” o “Call of duty”, oppure quando dobbiamo chiacchierare con l’assistente vocale di Apple, Google, Amazon o Microsoft.
Ma c’è molto, molterrimo di più.

Da queste poche righe state capendo che l’IA, come dice Putin, è qualcosa di così vasto e già radicato nella nostra società che davvero tra pochi anni deciderà le sorti del mondo intero.

Ed allora capite che le auto a guida autonoma (ci si stanno fiondando TUTTI!), i super computer per il calcolo quantistico, le previsioni meteo, le startup che propongono telecamere intelligenti senza bisogno di cameramen, i droni volanti che riconoscono il soggetto e lo seguono, le reti neurali… sono tutte facce più o meno complesse della stesso futuro.

Un futuro che nei film di fantascienza anni 80 e 90 sembrava lontano anni luce, ma che oggi è bello che pronto.
Il problema è che il connubio “denaro + corsa al monopolio + desiderio di superare i confini umani + ‘celodurismo‘ degli ingegneri” non fa presumere niente di buono.

Come la vedo io?

Il visionario Elon Musk

Io, personalmente, la vedo come Musk: servono delle leggi, serve uno sviluppo comune, serve una base sicura su cui sviluppare senza rischi e bisogna mettere dei paletti da non superare (anche se ho il terrore che abbiamo già raggiunto un punto dal quale non si può più tornare indietro).

Probabilmente ho visto troppi film di fantascienza dove le macchine, una volta realizzata la loro schiacciante superiorità, capiscono che possono fare a meno della razza umana.

Sarò un filo catastrofista, ma non vedo l’utilità di creare “nel nome del progresso” un’intelligenza più cazzuta della nostra, che si può annidare in qualsiasi angolo digitale della rete, che un domani potremo non riuscire più a spegnere o eliminare, che può crescere esponenzialmente e decidere delle sorti del mondo intero in un secondo (ospedali, aeroporti, attacchi militari, nucleari).

Per capirci: quando l’IA sarà abbastanza intelligente da decifrare i misteri dell’universo e curare le malattie dell’uomo, dubito che condividerà tutto questo con noi.
Ed allora limitiamoci a sfruttare la potenza di calcolo delle macchine, senza per forza accendere quella “scintilla” in grado di creare una vita sintetica e super-mega migliore di noi.

E’ come se lì avanti ci fosse un burrone e noi ci stessimo dirigendo con l’auto in folle giù da una discesa proprio in quella direzione.
Prendendo sempre più velocità da non riuscire più a fermarci.

E quindi?

Solo a me questo fa paura?

Quanto abbiamo bisogno di questo “benessere”?
Quanto ci costerà domani ogni singolo passo in avanti nello sviluppo dell’IA?
A quali rischi ci stiamo esponendo e quand’è il momento di fermarsi?

Perché un domani potremmo essere noi i simpatici animaletti da compagnia o gli schiavetti di qualcuno-qualcosa per noi a quel punto irraggiungibile.

Non possiamo né dobbiamo fare finta di niente: al di fuori degli enormi guadagni di pochi, il resto è interesse comune. Dell’intera umanità.
E poi io non ho per niente voglia di trovarmi un domani in guerra contro dei robot con le sembianze di Arnold Schwarzenegger.

L’ignoranza non è ammessa: bisogna sensibilizzarsi sull’argomento, senza allarmismi catastrofici, ma con oggettiva preoccupazione. Guardare dall’altra parte è da miopi ed irresponsabili, perché potremmo un giorno superare la soglia di non-ritorno.

Ed allora ci chiederemo, fustigandoci, se è davvero valsa la pena di andare così tanto avanti con quella cazzo di auto verso quel cazzo di burrone.

Pìs!

Ehi, cosa ne dici di condividere: